Nonostante sia bene chiarire che per ora si tratta della parola di Lavitola contro quella di Ranucci, fonti qualificate riferiscono un passaggio dell’interrogatorio avvenuto in pieno stile del faccendiere. Il pm avrebbe chiesto: “Signor Lavitola, lei ha avvisato Ranucci del suo piano?”. E Lavitola: “No”. A quel punto gli sarebbe stato chiesto se però avesse avuto il sentore che Ranucci l’avesse capito o sospettato. Ed è lì che Lavitola avrebbe detto “Non lo escludo”.
Un passaggio chiave che per la prima volta avvicina Ranucci al piano di Lavitola: le motivazioni date da quest’ultimo alla Procura sembra che infatti non abbiano convinto gli inquirenti. Ora, quindi, si complica ulteriormente lo scenario, perché sembrerebbe che si faccia sempre più concreta l’ipotesi che i anche quattro esecutori materiali possano parlare. Così come sembra inverosimile il movente fornito da Lavitola: ha cominciato a parlare perché immaginava benissimo che negare tutto fosse impossibile nel momento in cui si vuole chiedere la richiesta di attenuazione della misura detentiva. Questo è stato solo il primo passo. Lavitola sembra proprio che stia cominciando a mandare dei messaggi che saranno accertati dall’analisi dei dispositivi, per cui sembra che ci voglia ancora tutto il mese di agosto.
La procura di Roma darà parere negativo ai domiciliari per Lavitola
La Procura di Roma darà parere negativo in merito alla richiesta di domiciliari avanzata ieri al gip dal difensore di Valter Lavitola al termine dell’interrogatorio di garanzia.
In base a quanto si apprende, la richiesta dell’avvocato Sergio Cola si basa – a suo dire – sulla ”ammissione di resposabilità” di Lavitola e la conseguente collaborazione con gli inquirenti. Inoltre per il legale mancherebbe a questo punto il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga.
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