COMUNE DI GIUGLIANO NON SCIOLTO, LA MOTIVAZIONE E’ SURREALE: NON C’E’ CONTINUITA’ TRA VECCHIA E NUOVA AMMINISTRAZIONE. MA AL VIMINALE E IN PREFETTURA LI HANNO LETTI I NOMI?

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Nessuno scioglimento, ma un quadro amministrativo inquietante: Giugliano si salva formalmente dal provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose, ma il decreto del Ministero dell’Interno, pubblicato nelle scorse ore, è un mix di contraddizioni, rimozioni selettive e valutazioni surreali.

Il Viminale, pur prendendo atto delle numerose irregolarità e disfunzioni riscontrate dalla Commissione d’accesso — soprattutto in settori delicatissimi come condoni edilizi, appalti per l’igiene urbana, e controlli antimafia — ha optato per una “linea morbida”, scegliendo il monitoraggio e non lo scioglimento. Ma la motivazione ufficiale ha dell’incredibile. “Non emergono evidenze tali da far ritenere che sussistano elementi di continuità tra la precedente amministrazione e quella eletta a seguito delle ultime elezioni” — si legge testualmente nel decreto.

Una frase che, senza mezzi termini, è grottesca, se non offensiva dell’intelligenza dei cittadini.

Perché la continuità c’è. Ed è evidente.
Nella nuova assise siedono numerosi esponenti della vecchia giunta, figure già coinvolte nei precedenti cicli politici, funzionari e consiglieri che in passato hanno avuto ruoli chiave anche in altre esperienze amministrative, alcune delle quali già sciolte per mafia. Il Vicesindaco Perma è da sempre vicina politicamente all’ex sindaco Pirozzi. In giunta siede anche uno dei suoi ex legali di fiducia, anche se lo stesso non è stato un soggetto politicamente affine all’ex primo cittadino.

Questa, secondo il Viminale, non è continuità?

Eppure, nella stessa relazione si riconosce che:

  • ci sono gravi criticità nella gestione dei condoni edilizi,

  • assenze di direttive antimafia,

  • gare d’appalto non sufficientemente vigilate,

  • e una generale incapacità gestionale che apre la porta a possibili infiltrazioni criminali.

Tanto che si prescrivono:

  • rafforzamento dei controlli urbanistici,

  • misure urgenti sugli appalti di igiene urbana,

  • applicazione rigorosa delle interdittive antimafia.

Un quadro che in molti altri casi ha portato allo scioglimento, ma che qui viene sterilizzato dietro l’alibi di una presunta “discontinuità”.
Una foglia di fico, insomma, utile a salvare la faccia politica, ma che rischia di lasciare irrisolte le vere cause della crisi amministrativa.

A questo punto, la domanda è lecita:
il Viminale ha davvero letto i nomi?
O ha scelto di chiudere un occhio — forse due — per evitare di mettere mano a un altro scioglimento politico in una delle città più popolose e strategiche della Campania?

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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