La parola d’ordine è una sola: cautela. E non per caso. Serve per disinnescare le ultime tensioni interne al Pd e arrivare — entro la prossima settimana — all’annuncio ufficiale del congresso regionale. Passaggio decisivo per far decollare la campagna elettorale del centrosinistra con la candidatura di Roberto Fico. Ma per l’ok finale serve l’incastro più delicato: l’elezione di Piero De Luca alla guida del Pd campano, con la benedizione (politica) del padre Vincenzo, il governatore uscente.
Il muro nel Pd
Un’operazione tutt’altro che semplice. Perché i fedelissimi di Elly Schlein, i parlamentari Marco Sarracino e Sandro Ruotolo, non ci stanno: contrari alla candidatura di De Luca jr, sono pronti a contrapporgli un nome alternativo. Magari proprio Ruotolo, europarlamentare e già in segreteria nazionale. Un braccio di ferro interno che rischia di far saltare i piani condivisi tra Schlein, Conte e De Luca nel vertice romano di metà luglio.
L’accordo da onorare
L’intesa era chiara: fine del commissariamento, congresso lampo per eleggere De Luca jr, avvio del programma elettorale su base “modello Campania” e via libera a una lista del presidente uscente. Il tutto in cambio dell’appoggio a Fico, che De Luca senior non ha ancora mai ufficializzato. E non per caso: il governatore attende garanzie, dopo settimane di tensioni e dirette social in cui lo stesso Fico era stato preso di mira.
Pressioni crescenti
Mentre i consiglieri uscenti delle civiche deluchiane spingono per cominciare la campagna, anche gli alleati iniziano a spazientirsi. Dopo i socialisti, ora è il turno dei mastelliani: «I problemi interni al Pd non devono bloccare la coalizione», avverte Pasquale Giuditta di Noi di Centro. Per lui, il dado è tratto: «Il candidato sarà Roberto Fico, ma servono subito programma e liste». Liste che nel Sannio vedranno quasi certamente in campo un Mastella: Pellegrino, figlio dell’ex ministro.
Ultima chiamata
Il tempo stringe. Se il congresso non parte subito, c’è chi propone di rinviarlo a dopo le regionali di novembre. Ma significherebbe congelare tutto: coalizione, programma e campagna. Troppo rischioso, con il centrodestra già in campo. Per partire davvero, serve il congresso. E serve subito.