Clan Mallardo, la Cassazione annulla la Sentenza di “Biasone”

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Vallefuoco Biagio, giuglianese del 1968, alias BIASONE, era stato condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa in qualità di partecipe del clan Mallardo, con il ruolo di referente del clan per la fascia costiera del Comune di Giugliano in Campania.
La Suprema Corte di Cassazione, Sesta sezione penale, accogliendo il ricorso dell’avvocato Luigi Poziello del Foro di Napoli Nord, ha annullato la sentenza della Corte di appello di Napoli, ordinando che venga celebrato un nuovo giudizio di appello nei confronti dell’imputato, che oggi è detenuto nel carcere di Agrigento.
Il fatto
Alla sbarra 23 imputati, tra presunti elementi di vertice e gregari della malavita. Lunga la lista dei reati contestati, tutti aggravati dal metodo mafioso: estorsione, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, false attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, favoreggiamento personale, fittizia intestazione di beni, impiego di denaro di illecita provenienza, autoriciclaggio, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Queste le condanne della sesta sezione penale della Corte di Appello di Napoli
1 Olimpio Michele anni 14 e 4 mesi 
2 Quaranta Mario anni 15
3 Ruggiero Marco anni 13
4 Russo Antonio anni 11
5 Mallardo Francesco anni 10 e mesi 8
6 Antonio Tesone anni 10
7 Vallefuoco biagio anni 10
8 Cecere Stefano anni 10
9 Sacco giuseppe anni 8
10 Pirozzi Angelo anni 8
11 Mallardo Giuseppe anni 8
12 Divivo carmine anni 8
13 Cimmino Sabatino anni 10
14 Lama salvatore assolto
15 Raiano raffaela prescritto 
16 Ciccarelli Antonio anni 2
17 Olimpio pasqualina 110, 416 bis , no comma 6, 62 bis equivalenti anni 6 e mesi 8
18 Ludmyla anni 6 e mesi 10
19 Marzano Antonietta anni 1 e mesi 4 (pena sospesa) esclusione aggravante mafiosa
20 Di Nardo Domenico 6 mesi esclusione aggravante mafiosa
21 Ciccarelli Giuseppe mesi 4 in continuazione con altra sentenza ( totale anni 13 e mesi 4)
22 Napolitano Raffaele anni 4 e mesi 5
23 Speranza giuseppe assolto
I fatti sono inerenti al 2017, quando la reggenza del clan Mallardo era nelle mani di Michele Olimpio. Nei guai sono finiti anche Antonio Tesone, Ciccarelli e tanti  gregari, affiliati e fiancheggiatori del clan, che si era riorganizzato dopo gli arresti dei boss. Nei guai sono finiti anche Tesone, Ciccarelli e tanti.
I summit
Dalle indagini è emerso che il reggente del clan, durante i giorni di permanenza a Giugliano, organizzava summit con gli altri affiliati e gestiva i proventi delle attività illecite che confluivano in una cassa comune da cui gli affiliati attingevano denaro sia per il proprio sostentamento che per quello dei detenuti e delle loro famiglie. Lo stesso indagato, secondo le emergenze investigative valutate dal gip, è, quindi, divenuto capace di aggregare attorno a sé una serie di affiliati per il tramite dei quali gestiva le attività criminali, in particolare le estorsioni ai cantieri edili, sia nel territorio cittadino di Giugliano che nei territori di Licola, Varcaturo e Lago Patria.
Il principale indagato, Michele Olimpio, già condannato alla pena di trent’anni per omicidio, stava momentaneamente scontando la pena in regime di detenzione domiciliare (motivata da ragioni di salute) in un comune del Piemonte ed era stato autorizzato a recarsi per alcuni giorni al mese a Giugliano per sottoporsi a cure odontoiatriche. Per giustificare la sua assenza in occasione di un controllo dei carabinieri nell’abitazione dove era ristretto in detenzione domiciliare, l’uomo aveva presentato un falso certificato medico scritto da un dentista compiacente che pure è stato arrestato.
Per la gestione del clan, lo stesso si avvaleva, tra gli altri, anche dei suoi familiari più stretti tra cui la moglie, una delle sorelle e il cognato, arrestati perché raggiunti da gravi indizi di partecipazione all’organizzazione. L’individuato reggente del clan si impegnava sia nella risoluzione di conflitti interni, gestendo i rapporti con il gruppo scissionista delle “palazzine” di Giugliano, sia nel consolidare gli storici rapporti del clan Mallardo con i clan napoletani dei Contini e Licciardi che con lo stesso costituiscono l’Alleanza di Secondigliano. Dalle indagini emergevano, inoltre, alcune fittizie intestazioni di beni. In particolare un’agenzia di scommesse, di fatto riferibile al reggente del clan ma formalmente intestata alla nuora e gestita dal figlio, e altri beni fittiziamente intestati a prestanome. Tutti i beni sono stati sottoposti a sequestro preventivo.
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