“Hanno riconosciuto l’errore della scuola. Per noi è importante». Per i genitori è una sorta di riscatto morale. Il Tar interviene nel merito della vicenda, che aveva portato anche al “congelamento” del preside (riammesso successivamente) e al blitz degli ispettori mandati dal ministro Giuseppe Valditara. Di fatto condanna l’amministrazione scolastica al pagamento di 2mila euro. Per i giudici «il provvedimento disciplinare della scuola non era finalizzato a sanzionare il minore bensì a «perseguire un altro fine». Un passaggio che spiega in modo approfondito il legale della famiglia Daniele Leppe: «In questa storia c’è da dire che è stata riconosciuta una soccombenza virtuale. È stato stabilito che la decisione della scuola era sbagliata nonostante l’istituto abbia revocato, in autotutela, successivamente all’intervento del Tribunale amministrativo, la sospensione del bimbo. In un primo tempo, infatti, il preside aveva puntato sull’espulsione dell’alunno sostenendo una mancata educazione da parte della famiglia o comunque per il comportamento in classe, poi dai documenti in tribunale abbiamo appreso che in realtà la sospensione era stata motivata dalla difficoltà di non avere ore sufficienti di sostegno».
























