Rivendica la scelta di recarsi al seggio senza ritirare le cinque schede del referendum su lavoro e cittadinanza, allontana con decisione l’eventualità di una caduta del governo prima della fine della legislatura, rispedisce al mittente le critiche dell’opposizione sul decreto sicurezza, e rimarca il ruolo da protagonista dell’Italia in politica estera. Intervenendo alla seconda edizione de ‘Il giorno de La Verità’ a Palazzo Brancaccio, Giorgia Meloni replica punto su punto al centrosinistra a partire proprio dall’appuntamento con le urne in programma domenica e lunedì. La premier spiega di aver scelto di dire che andrà al seggio senza però votare “perché sono il presidente del Consiglio e penso sia giusto dare un segnale di rispetto nei confronti delle urne e dell’istituto referendario”
“Dopodiché, con sfumature diverse, non condivido i contenuti dei referendum e, quando non si condividono i contenuti, c’è anche l’opzione dell’astensione perché come ci insegna un partito serio in Italia – afferma mostrando un foglio con sopra un vecchio slogan dei Ds in cui si invitava a non partecipare – non votare al referendum è un mio diritto, è un diritto di tutti. Rivendico questa decisione”. Non solo, l’inquilina di Palazzo Chigi aggiunge che “molti di quelli che mi redarguiscono per questa scelta sono stati al governo negli ultimi dieci anni, e se le materie che si pongono all’attenzione degli italiani fossero state così dirimenti, la sinistra quando governava poteva tranquillamente modificarle in Parlamento invece di chiedere di spendere 400 milioni di euro per interrogare gli italiani. Mi pare quindi una questione più interna alle varie correnti della sinistra, ma si cerca un nemico esterno per scaricare le responsabilità su di noi, ma gli italiani vedono la realtà delle cose”.
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