A Pozzuoli la pazienza degli sfollati è finita. In circa trecento hanno sfilato per le strade della città più colpita dalla scossa del 31 luglio, quella di magnitudo 4.7 che ha lasciato migliaia di persone fuori dalle proprie abitazioni. Sui cartelli una richiesta semplice: «Stato d’emergenza». E uno slogan che fotografa la distanza tra chi vive l’emergenza e chi la governa: «Non bastano i decreti ad scossam».
Il problema, però, è proprio qui. Perché mentre i cittadini chiedono uno strumento straordinario capace di intervenire subito, la Regione Campania e il presidente Roberto Fico continuano a puntare soprattutto sulla legge speciale per i Campi Flegrei. Fico lo ha detto più volte: il bradisismo non può essere affrontato come una successione di emergenze, ma richiede uno strumento permanente. E’ una posizione che può avere una sua logica sul lungo periodo. I Campi Flegrei non sono un territorio alle prese con un singolo terremoto: il fenomeno bradisismico è in corso da anni e la Protezione civile considera ormai strutturale la necessità di una pianificazione specifica. La scossa del 31 luglio è stata però un evento concreto, con edifici dichiarati inagibili e famiglie costrette ad abbandonare casa.
Ed è su questa distinzione che si concentra la protesta.
Una legge speciale richiede un percorso legislativo, discussioni parlamentari, emendamenti, coperture finanziarie e tempi che non coincidono necessariamente con quelli di una famiglia che questa sera non sa dove dormire o che da settimane paga un albergo. Lo Stato d’emergenza, invece, nasce proprio per situazioni che non possono essere fronteggiate con gli strumenti ordinari e consente di attivare una macchina straordinaria della Protezione civile. La stessa normativa nazionale collega la dichiarazione dello stato d’emergenza alle situazioni che, per intensità ed estensione, non possono essere affrontate con mezzi e poteri ordinari. La Regione ha certamente iniziato a intervenire. Nei primi giorni ha stanziato un milione di euro, di cui 800 mila per il contributo di autonoma sistemazione e 200 mila per gli interventi di somma urgenza.
Ed è qui che la scelta politica di Fico diventa discutibile.
Il governatore insiste sulla necessità di superare la logica dei decreti e arrivare a una legge speciale. Ma una cosa è costruire lo strumento per i prossimi anni, altra cosa è governare l’emergenza di oggi. Le due esigenze non sono necessariamente alternative: si può chiedere uno stato d’emergenza per affrontare immediatamente sgomberi, assistenza, ripristino e messa in sicurezza e, contemporaneamente, lavorare a una legge speciale che affronti il problema strutturale dei Campi Flegrei.
La domanda politica, dunque, è perché questa distinzione non sia al centro della strategia della Regione.
C’è poi un tema più delicato, che riguarda la gestione delle risorse e dei poteri. Uno stato d’emergenza nazionale porta con sé una catena decisionale straordinaria e la figura del commissario, con poteri e responsabilità che possono spostare il baricentro della gestione fuori dalla Regione.
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