Lo specialista delle latitanze, Gaetano Tufo, maranese, assolto da ogni accusa. Assolto anche il figlio Alfredo, entrambi nell’ambito di un procedimento giudiziario (a Napoli nord) per illecita attività di giochi e scommesse. Entrambi difesi dai penalisti Antonio Cavallo e Luca Gili, sono stati assolti con il rito abbreviato. Altri indagati sono invece stati rinviati a giudizio.
Gaetano Tufo, alias ‘o cammello, è personaggio notissimo alle cronache giudiziarie: fu arrestato oltre 10 anni fa, in una città del litorale laziale dopo essersi dato alla latitanza, e scontò diversi anni di carcere. Era ritenuto, infatti, contiguo al clan Polverino. Di recente è stato al centro di altre indagini e inchieste e per ben due volte era sfuggito alla cattura. Tufo sarà scarcerato nelle prossime ore. Il figlio era invece indagato a piede libero.
L’arresto avvenuto alcuni mesi fa. Ecco le cronache del tempo.
Era fuggito prima in Spagna, poi era tornato a Varcaturo e infine a Marano di Napoli, dov’è stato catturato – nella propria abitazione – dopo 7 mesi di latitanza Gaetano Tufo, il 53enne ritenuto legato al clan Polverino. È stato ammanettato dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli che, insieme con la Procura di Napoli Nord (procuratore Maria Antonietta Troncone, pm Cesare Sirignano). A dirigere le operazioni, il Colonnello Paolo Consiglio, comandante del Pef di Napoli, e a svolgere le indagini il Maggiore Emanuele Cardia.
Le Fiamme Gialle ritengono Tufo il promotore di un’associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse. Tufo era sfuggito a un’operazione nei confronti di 11 componenti di un sodalizio criminale transnazionale, con ramificazioni in Austria, Serbia e Regno Unito, che si occupava sia della raccolta illegale delle scommesse on line, sia della collocazione, in vari esercizi commerciali della provincia di Napoli, di apparecchi da intrattenimento non conformi, manomessi o scollegati dalla rete telematica dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Durante la latitanza si era però sempre tenuto in contatto con la famiglia. Il Tribunale del Riesame di Santa Maria Capua Vetere ha confermato i gravi indizi di colpevolezza raccolti a suo carico e anche a carico dei suoi complici, così come avvenuto anche per i ricorsi presentati dagli indagati in Austria.
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