Il pm Barbara Buonanno, in forza alla Procura Napoli nord di Aversa, ha chiesto il rinvio a giudizio dei 73 indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’immigrazione clandestina al comune di Marano. Tra gli indagati figurano cinque dipendenti o ex dipendenti del municipio maranese. Il nodo sull’eventuale rinvio a giudizio degli indagati (sarà il giudice per le udienze preliminari a decidere) sarà sciolto la prossima settimana. Il procedimento giudiziario scaturisce da una segnalazione – fatta alcuni anni fa – ai carabinieri di Marano da un ex funzionario del settore demografico dell’ente cittadino, poi trasferitosi in un’altra città.
L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe assicurato (attraverso un meccanismo di false dichiarazioni e controlli) a numerosi extracomunitari l’iscrizione anagrafica presso il comune di Marano e la contestuale concessione della residenza.
Tale organizzazione sarebbe stata imperniata su alcune figure: l’albanese Erjus Bracai, il tunisino Kamel Rhamani, da tempo detenuto perché ritenuto contiguo al clan Orlando e dalla dipendente comunale Assunta Moio. Tra i coinvolti figurano anche l’agente della municipale Antonio Ruggiero, i dipendenti comunale Giuseppe Visone e Giuseppe D’Avino e l’ex vigile Salvatore Migliardo. Rischiano il processo, oltre ai citati dipendenti e ai due stranieri, numerosi extracomunitari e i cittadini di Marano che, fittiziamente, li avrebbero ospitati nelle proprie abitazioni in modo da rendere plausibile il rilascio delle certificazioni richieste. Sono accusati di falso ideologico in concorso e violazione del testo unico sull’immigrazione. Per tutti, naturalmente, vale la presunzione di innocenza.
Nel corso dell’udienza odierna, l’avvocato Rosario Pezzella, che difende l’indagato Ruggiero Antonio, ha segnalato in primis “una palese contrazione del diritto di difesa così come contemplato dall’articolo 24 della Costituzione Italiana”. Secondo quanto rilevato dal legale, “nell’elencazione degli imputati investiti dall’art. 416 c.p. non compare il nominativo di Ruggiero Antonio che, invece, compare nella parte finale come circostanza aggravante con la contestazione del ruolo di promotore. La difesa del Ruggiero ha sottolineato inoltre “l’evanescenza del quadro accusatorio corroborato dalle indagini difensive che hanno fatto emergere l’esistenza del contratto di locazione ritualmente registrato all’agenzia delle Entrate e riguardante tale Bensaber come conduttore: un contratto che sembrerebbe smentire la contestata falsità dell’accertamento domiciliare”.
L’avvocato Pezzella ha depositato memoria difensiva a sostegno della richiesta di non luogo a procedere nei confronti di Antonio Ruggiero.
Hanno rispedito al mittente le accuse del pm e chiesto il non luogo a procedere per i propri assistiti anche gli avvocati Antonio Cavallo, Onofrio Fioretto, Domenico Cesaro, Domenico Cannavacciuolo e Isidoro Niola.
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