Clan Polverino, processo di secondo grado: l’accusa chiede la confisca dei beni per gli imputati

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È in corso il procedimento di secondo grado per i principali esponenti del clan Polverino. Il pm Woodcock, dopo la sentenza di primo grado, ha fatto appello per la mancata confisca dei beni, sostenendo che, nonostante vi sia stato lo stralcio delle imputazioni relative alle intestazioni fittizie, il Tribunale avrebbe dovuto comunque disporre la confisca in quanto il comma 7 dell’articolo 416 bis lo impone e la definisce obbligatoria. Tesi confermata nella requisitoria del procuratore generale. Antonio Polverino, Salvatore Cammarota, Carlo Nappi, Roberto Perrone, oggi collaboratore di giustizia, oltre agli imprenditori del clan come Nicola Imbriani, Castrese Paraglila e Mauro Spasiano sono di nuovo sul banco degli imputati.
In primo grado sono stati tutti condannati con pene altissime, fino a 30 anni per 416 bis (associazione di stampo camorristico).
Nella sentenza di primo grado non fu disposta la confisca dei beni (il processo per le intestazioni fittizie è tuttora in corso dinanzi ad altra sezione del tribunale di Napoli: undicesima collegio A).
Per questo dinanzi alla Corte d’appello di Napoli, quinta sezione, presidente Stanziola, è stata chiesta la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale (rito ordinario) per ascoltare i verbalizzanti che svolsero le indagini patrimoniali (marescialli Pietro Caiazzo, Giovanni Amodio ed altri, oltre ai consulenti nominati dalle parti).
In primo grado fu determinante la testimonianza di Roberto Perrone (difeso dall’avvocato Domenico Esposito), ex boss di Quarto, braccio destro di Giuseppe Polverino alias “‘o Barone”. Perrone decise di collaborare a luglio del 2011.
© Copyright Mario Conforto, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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