Benevento è bastata una moglie tradita e parecchio arrabbiata per far saltare il coperchio su una piccola Tangentopoli. Altro che investigatori, intercettazioni e pedinamenti: a mettere nei guai il marito, e a offrire agli inquirenti una pista preziosa per allargare l’inchiesta, è stata la vendetta coniugale. Tra mazzette sottovuoto, cellulari segreti, appalti sospetti e corna, la presunta corruzione con 17 indagati nel Comune sannita ha anche il sapore di una guerra domestica finita nelle carte della Procura.
Il sindaco, Clemente Mastella, da settimane rivendica di essere del tutto estraneo alle indagini e di aver ben salde le redini della cittadina. Ma a far parlare il paese c’è soprattutto la piccola «guerra dei Roses» emersa tra le pieghe giudiziarie. Come racconta Vincenzo Iurillo sul Fatto Quotidiano, è stata la moglie di uno degli indagati, in rotta da tempo con il marito, a fornire ai carabinieri elementi di «estremo rilievo» per l’inchiesta.
Tutto è partito dall’arresto in flagranza, nei mesi scorsi, di un dirigente del Comune di Benevento, Gennaro Santamaria, mentre intascava quella che per i pm era una tangente da 4mila euro. Sarebbe stata in realtà solo la prima tranche di una somma più ampia, 70mila euro, in cambio dello sblocco di una pratica. «Pensi che tutto possa essere gratis et amore dei», diceva Santamaria intercettato dalle microspie. Una volta interrogato, il dirigente ha fatto nomi, chiamato in causa altre persone, oltre ad aver dichiarato di essere stato «cassiere in nero delle attività propagandistiche del partito di Mastella», all’insaputa dello stesso, che ne prende le distanze ed è estraneo alle accuse.

























