Nella relazione propedeutica allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, contestata la mancata attivazione degli impianti, i ritardi nell’approvazione del regolamento e le risorse pubbliche spese senza risultati concreti.
MARANO. Un sistema di videosorveglianza finanziato, telecamere installate in punti strategici del territorio, ma rimaste inattive per oltre un anno. È uno dei passaggi più critici della gestione della sicurezza urbana dell’ex amministrazione guidata da Matteo Morra, finita nel mirino degli ispettori che hanno redatto la relazione propedeutica allo scioglimento del Comune di Marano per infiltrazioni mafiose.
Nella ricostruzione contenuta nella relazione, la gestione della videosorveglianza viene indicata come un esempio delle criticità riscontrate nell’azione amministrativa. Al centro delle contestazioni figurano la mancata attivazione degli impianti, i ritardi nell’adozione del regolamento necessario al loro utilizzo e le spese sostenute per la manutenzione di dispositivi che, di fatto, non erano operativi.
Una vicenda che assume particolare rilievo in un territorio segnato dalla presenza della criminalità organizzata e nel quale il controllo capillare delle aree sensibili rappresenta uno strumento importante per la prevenzione e il contrasto dei reati.
Dalla Commissione straordinaria ai ritardi dell’amministrazione Morra
Il quadro ricostruito mette a confronto due fasi amministrative. Da una parte, l’attività della Commissione straordinaria, che aveva avviato un percorso di potenziamento del sistema di sorveglianza comunale; dall’altra, la successiva gestione dell’amministrazione Morra, alla quale vengono contestate le difficoltà nel dare continuità agli interventi già predisposti.
Durante la gestione commissariale era stato ripristinato il sistema preesistente, composto da 16 telecamere distribuite tra le periferie interessate dagli sversamenti illeciti di rifiuti, la villa comunale del Ciaurro, l’area cimiteriale e la sede municipale. Era stata inoltre centralizzata la gestione delle immagini presso il Comando della Polizia Municipale, nella caserma San Sebastiano.
Non solo. Con la delibera della Commissione straordinaria n. 56 del 9 dicembre 2021 era stato approvato il Patto per l’attuazione della sicurezza urbana con la Prefettura di Napoli, accompagnato dalla candidatura a un finanziamento per il potenziamento della videosorveglianza.
Un ulteriore intervento aveva riguardato il progetto finanziato dalla Regione Campania nell’ambito dell’Accordo di programma quadro «Terra dei Fuochi», con uno stanziamento di circa 250mila euro. Dopo una revisione progettuale, il finanziamento era stato confermato nell’agosto 2022 e i lavori per il posizionamento delle telecamere nei punti individuati erano stati avviati.
A queste iniziative si era aggiunta la candidatura al bando POC Legalità con il progetto «Marano Sicura», approvata con delibera della Commissione straordinaria n. 73 del 19 ottobre 2022.
Telecamere installate ma mai attivate
È proprio sulla mancata entrata in funzione del nuovo sistema che si concentrano le contestazioni più rilevanti.
Secondo quanto riportato nella relazione, nonostante l’installazione dei dispositivi in punti strategici, tra cui via San Rocco e Foragnano, le telecamere sarebbero rimaste inattive per oltre un anno. A impedire l’utilizzo degli impianti sarebbe stata la mancata approvazione del regolamento necessario a disciplinarne la gestione da parte della Polizia Municipale.
Un adempimento tutt’altro che secondario: senza regole chiare per l’utilizzo del sistema, un investimento destinato a rafforzare il controllo del territorio non avrebbe potuto tradursi in uno strumento concretamente disponibile per le attività di prevenzione e accertamento dei reati.
La relazione evidenzia inoltre ritardi e rimpalli di responsabilità tra il Comando della Polizia Municipale e l’Ufficio Tecnico comunale, senza che, secondo la ricostruzione degli ispettori, l’amministrazione fosse riuscita a imprimere un’accelerazione risolutiva all’iter. Il regolamento, stando agli elementi richiamati nel documento, non risultava ancora approvato al 27 febbraio 2025.
Le criticità sarebbero emerse anche nel corso delle audizioni del personale della Polizia Municipale, le cui dichiarazioni vengono richiamate a sostegno della ricostruzione contenuta nella relazione.
Manutenzione pagata senza un servizio operativo
A rendere ancora più controversa la vicenda è il capitolo delle spese. Secondo quanto contestato, l’ente avrebbe continuato a sostenere costi di manutenzione per le telecamere già installate, nonostante l’impossibilità di utilizzare pienamente il sistema.
Un aspetto che solleva interrogativi sull’efficacia della spesa pubblica e sulla capacità dell’amministrazione di tradurre gli investimenti in servizi effettivamente funzionanti. La contestazione riguarda, in sostanza, il divario tra le risorse impiegate e i risultati ottenuti: fondi destinati a rafforzare la sicurezza urbana che, almeno nella fase descritta, non avrebbero prodotto il beneficio atteso.
La relazione richiama anche il problema dei furti nelle abitazioni e della recrudescenza di alcuni fenomeni predatori nelle aree interessate. Viene inoltre riferito che la mancata attivazione della videosorveglianza sarebbe stata segnalata come una criticità anche sul fronte delle attività delle forze dell’ordine.
Resta tuttavia necessario distinguere tra la mancata operatività degli impianti, elemento oggetto delle contestazioni amministrative, e l’eventuale rapporto causale con l’andamento dei reati, che richiede riscontri specifici.
Sicurezza urbana e coordinamento istituzionale
Un ulteriore profilo riguarda i rapporti con la Prefettura e con le altre istituzioni impegnate nella tutela dell’ordine pubblico. Nella ricostruzione ispettiva viene contestata l’assenza di un’efficace azione di coordinamento per portare a compimento gli interventi programmati e rafforzare il controllo del territorio.
La questione va oltre il funzionamento delle singole telecamere. Un sistema di videosorveglianza, infatti, può risultare realmente utile soltanto se accompagnato da procedure operative definite, personale autorizzato, manutenzione adeguata e collaborazione tra gli enti coinvolti. In un territorio esposto al rischio di infiltrazioni criminali, il mancato completamento di un progetto di questo tipo assume un peso particolare.
È su questo insieme di elementi che si innestano le contestazioni relative alla gestione dell’ex amministrazione Morra: non soltanto il mancato utilizzo di un impianto già finanziato e installato, ma anche la difficoltà di dare seguito a un percorso amministrativo avviato dalla precedente gestione commissariale.
La vicenda della videosorveglianza diventa così uno dei capitoli più significativi della ricostruzione ispettiva sul funzionamento della macchina comunale. Un investimento nato per rafforzare la sicurezza e sostenere l’attività delle forze dell’ordine che, secondo quanto riportato nella relazione, sarebbe rimasto a lungo privo della piena operatività.
Un caso che pone interrogativi sulla programmazione, sulla responsabilità amministrativa e sull’impiego delle risorse pubbliche. E che, nel quadro più ampio delle verifiche sulle possibili infiltrazioni mafiose nel Comune di Marano, richiama l’esigenza di un’amministrazione capace di garantire continuità agli interventi, tempestività nelle decisioni e concreta attuazione delle misure destinate alla tutela della collettività.


























