il governo ha faticato non poco a rinnovare di volta in volta il bonus carburanti perché i soldi sono pochi e perché ci si sta concentrando sulla prossima manovra di bilancio, che potrebbe raggiungere i 30 miliardi di euro grazie alla flessibilità concessa da Bruxelles, come rivelato da MF-Milano Finanza. Ma se avesse avuto qualche miliardo in più l’esecutivo Meloni avrebbe potuto dare una risposta più consistente al caro benzina, visto che dallo scoppio della crisi di Hormuz ha speso per i vari decreti 2,3 miliardi.
Ad esempio, che cosa avrebbe potuto fare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti se avesse avuto in cassa 1,4 miliardi di euro in più? La domanda non è retorica perché si tratta di soldi veri. È l’importo astronomico, che Milano Finanza può rivelare in anteprima, del conto per lo Stato dalle truffe derivanti dal Reddito di Cittadinanza, incassato da decine di migliaia di persone che non ne avevano diritto perché non sussistevano proprio i requisiti. Insomma, meglio in questo caso chiamarlo Reddito di Latitanza, perché col senso civico ha ben poco a che fare.
I risultati dell’inchiesta dell’Inps
Il lavoro di inchiesta su questo bubbone della finanza pubblica, causato dalla misura simbolo del Movimento 5 Stelle, poi appoggiato dal Pd e tenuto in vita anche dal governo di Mario Draghi, lo sta portando avanti l’Inps, coadiuvato dalla Guardia di Finanza, e questo giornale ne può anticipare i principali risultati.
La squadra diretta da Valeria Vittimberga, direttrice generale dell’Istituto nazionale pensionistico, parte da un principio base: il contrasto alle frodi nel welfare non può limitarsi a intervenire dopo l’erogazione delle prestazioni, perché recuperare somme già corrisposte, soprattutto nei confronti di soggetti incapienti, è spesso difficile e poco efficace. Per questo l’Inps ha progressivamente spostato il baricentro dei controlli dalla verifica successiva alla prevenzione, attraverso l’interoperabilità tra le banche dati delle amministrazioni pubbliche. Il metodo adottato parte dall’individuazione di un’ipotesi di rischio, elaborata sulla base delle anomalie osservate, dell’analisi dei fenomeni e dell’esperienza delle strutture territoriali. L’ipotesi viene quindi verificata in modo massivo sui dati disponibili, spiegano i tecnici.
Quando risulta fondata e capace di individuare efficacemente le posizioni irregolari, il controllo viene inserito stabilmente nel processo istruttorio, prima della liquidazione delle nuove domande. Più o meno come accade per i controlli fiscali. In questo modo ogni schema fraudolento individuato nel passato diventa un presidio preventivo, una sorta di traccia capace di impedirne la reiterazione. I risultati confermano la validità dell’approccio e il numero consistente dei furbetti del RdC.
L’incrocio tra le dichiarazioni presentate ai fini dell’Isee (l’indicatore di situazione economica) corrente e gli archivi reddituali disponibili ha determinato infatti la revoca di ben 27.835 domande di Reddito di Cittadinanza, nelle quali erano stati omessi redditi rilevanti e per le quali dunque non esisteva alcun presupposto per avere l’assegno. I controlli pregressi sui requisiti soggettivi ostativi, relativi a situazioni di detenzione e condanne e resi possibili dal flusso informativo con il ministero della Giustizia, hanno invece interessato 5.767 domande.
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