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Il quesito chiedeva di abolire la norma che concede la cittadinanza italiana agli stranieri solo dopo 10 anni di permanenza in Italia, portando a 5 anni questo lasso di tempo. I sì – con oltre 10.000 sezioni scrutinate – galleggiano tra il 60 e il 65% mentre negli altri quattro referendum, quelli riguardanti le leggi sul lavoro, i favorevoli superano largamente l’80%. Uno scarto di venti punti che corrispondono a un segnale politico chiarissimo.
Nelle previsioni della vigilia il referendum sulla cittadinanza pareva quello in grado di mobilitare maggiormente l’elettorato anche perché il quesito (con le conseguenze che avrebbe implicato) era il più chiaro dei cinque. Si prevedeva in altre parole che questo referendum avrebbe potuto avvicinare il quorum catalizzando una larga parte di elettori favorevoli. E invece è accaduto il contrario: una consistente parte di chi si è recato al seggio lo ha fatto per esprimere contrarietà alla concessione della cittadinanza italiana agli immigrati.
























