Domani in Consiglio d’Ambito dell’Ato Napoli 2, l’Ente che si occupa del servizio di gestione integrata dei rifiuti da parte dei Comuni, approderà una modifica che ha un bersaglio fin troppo chiaro: consentire al presidente dell’organismo di percepire un compenso anche se non è più sindaco. E oggi quel profilo corrisponde proprio a Nicola Pirozzi. La proposta, infatti, prevede che al presidente dell’Ente d’Ambito che non rivesta altri incarichi di amministratore locale possa essere attribuito un compenso fino all’importo percepito dal sindaco del Comune più popoloso dell’ambito. Tradotto: il parametro di riferimento è Giugliano.
Ed è qui che la questione diventa tutta politica, prima ancora che giuridica. Perché Nicola Pirozzi non è più sindaco di Giugliano dal febbraio 2025, allorquando si dimise, mentre negli stessi giorni il prefetto di Napoli Michele di Bari aveva disposto la commissione d’accesso al Comune per verificare eventuali infiltrazioni o collegamenti con la criminalità organizzata, da allora aveva mantenuto il ruolo di presidente dell’Ato Napoli 2.
Perciò il tema non è soltanto se “si può fare”. La proposta prova a dire di sì, richiamando norme regionali e orientamenti giurisprudenziali. Il vero nodo è un altro: è opportuno farlo proprio ora e proprio così? Perché la sensazione è quella di una modifica ad personam, costruita per consentire a Pirozzi, cessato dalla carica di sindaco ma rimasto presidente dell’EDA, di ottenere un’indennità parametrata a quella del sindaco di Giugliano. E poi una delibera può essere firmata dal destinatario dei benefici di quell’atto? Non c’è conflitto di interessi? La proposta reca la sua firma. È tutto regolare?
E i sindaci voteranno la delibera per un senso di solidarietà nei confronti di Pirozzi? Non provano imbarazzo? Vedremo.
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