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Tre errori gravi, un cuore “bruciato” dal ghiaccio secco e un organo espiantato prima dell’arrivo del donatore: il caso di Domenico, il bambino morto dopo il trapianto al Ospedale Monaldi, apre nuovi interrogativi sulla catena di responsabilità e sulla gestione delle informazioni. Sei medici sono indagati per omicidio colposo, mentre le indagini potrebbero estendersi anche ai team di Bolzano e Innsbruck coinvolti nell’espianto degli organi.
Il 23 dicembre scorso, la squadra dell’Heart Team del Monaldi, guidata dal primario Guido Oppido e composta da veterani e giovani specializzati, si recò a Bolzano per prelevare l’organo. Secondo le carte investigative, due medici del team locale, Gabriella Farina e Vincenzo Pagano, avevano chiesto il rabbocco di ghiaccio nel contenitore per il trasporto. Quello che fu fornito, ghiaccio secco, danneggiò però il cuore prima dell’impianto, un dettaglio che, inizialmente, non fu comunicato ai genitori.
Il cuore del piccolo Domenico, già compromesso, fu trapiantato lo stesso il 23 dicembre. Solo il 14 gennaio, durante l’audit aziendale, il primario Oppido riferì di aver ricevuto un “ok” che nessuno del team conferma di aver dato. La vicenda evidenzia tre nodi critici: l’uso inappropriato del ghiaccio secco, l’espianto dell’organo prima dell’arrivo del donatore e la mancata comunicazione immediata della complicazione ai genitori.
Intanto l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, contesta la cartella clinica ricevuta, ritenuta incompleta: manca il diario di perfusione, il tracciato della circolazione extracorporea che indicherebbe l’esatto momento in cui il cuore di Domenico fu rimosso per impiantare quello danneggiato. I carabinieri del Nas hanno sequestrato i telefoni dei medici e proseguono la ricostruzione dei fatti.
La vicenda segna un nuovo capitolo nella storia dei trapianti pediatrici a Napoli, iniziata nel 1988 con il primo intervento di Maurizio Cutrufo e segnata da una sospensione ministeriale nel 2017 per criticità nella cardiochirurgia pediatrica. Ora, con la morte di Domenico, torna sotto i riflettori la complessità e i rischi di un settore dove un solo errore può essere fatale.

