Marano, l’ex cinema Lily, la petizione e la solita “fissa” per i soldi comunali. Il confronto tra De Magistris e Bocchetti

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Ieri pomeriggio camminavo per via IV Novembre, mi sono fermato sul marciapiede del civico 25, di fronte al Cinema ex Lily e ho dovuto constatare lo stato di totale abbandono anche se con la Giunta Perrotta ci fu una precisa determinazione a contrarre con i proprietari un contratto di fitto e con l’apertura e il cambio di nome in Cinema-Teatro Giancarlo Siani, alla memoria del giovane cronista, si volle dare un profilo pubblico di cambiamento all’unico presidio culturale dell’area a Nord di Napoli. Purtroppo l’attività ebbe la durata solo di un’Amministrazione!
Per chi come me nato nel dopoguerra, alla fine degli anni 40 del secolo scorso, via IV
Novembre rappresenta un luogo carico di ricordi, infatti oltre al Cinema nel salire verso la
piazza si incontra la Scuola Elementare Domenico Amanzio, allora, l’unica scuola del Paese
è per questo frequentata da tutti i ragazzi della mia generazione. Nel discendere si passa
da piazza Municipio con la Casa Comunale, la Sede Pretorile ed il Carcere mandamentale,
quest’ultima, la Pretura serviva l’intero comprensorio giuglianese fino ad arrivare a piazza
Garibaldi dove il martedì di svolgeva il mercato fieristico, che serviva oltre gli abitanti locali
anche quelli della frazione di Quarto e quelli dei Comuni del circondario; proseguendo per
via Merolla, all’altezza del bar Olimpia, stazionava il Tram 61 che raggiungeva Napoli,
piazza Dante, una corsa ogni trenta minuti; continuando per via vecchia Piedimonte si
raggiungeva la stazione ferroviaria di transito, l’Alifana che congiungeva l’alto casertano,
Piedimonte Matese con Napoli, piazza Carlo III; mentre sulla strada provinciale per
Giugliano, era ubicato il Cinema Primavera.
Tutto questo rappresentava un UNICUM sul territorio e faceva di
Marano, con il suo ampio territorio collinare, e per il fatto di essere considerato un luogo
salubre un posto ideale di villeggiatura grazie anche alle due Sale cinematografiche ed i
diversi circoli esistenti compreso le sedi di partito, attività arricchite dagli spettacoli teatrali
settimanali e feste patronali come quella di S. Castrese, Sant’Anna di piazza Pergola e della
Madonna di Vallesana, che attraevano utenze anche dei paesi limitrofi. I trasporti sia su
ferro che su gomma, ad opera anche di privati, erano soddisfacenti ed in orario, servivano il
collegamento tra i diversi Comuni ed il Capoluogo, si poteva raggiungere Napoli in diversi
punti della città. Oggi tutto ciò è scomparso come in un nonnulla per la cupidigia di diversi amministratori e politici locali che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo nel corso degli anni a partire dal promuovere il referendum per dividere la frazione di Quarto da Marano,
continuando con un’edilizia selvaggia, priva di una logica urbanistica , anteponendo le
costruzioni continue e difforme tra loro, alle opere primarie e secondarie ed al rispetto del
verde pubblico che non hanno fatto che rendere Marano alla fine del secolo scorso, città
dormitorio. Anche il cinema Primavera, è stato abbattuto ed al suo posto sono state
costruite abitazioni ad uso civile e negozi che hanno preso il nome di galleria primavera, la
quale per la sua conformazione di galleria espositiva non ha nulla di particolare. La strada
ferrata Alifana è stata trasformata a strada cittadina e ha preso il il nome di via Giovanni
Falcone in controtendenza agli orientamenti del citato valoroso Magistrato, da rendere i
terreni agricoli adiacenti appetibili per la costruzioni di case per civili abitazioni, e strutture di pubblica utilità: le scuole, media e superiori, il campo sportivo, la palestra, prive di un verde pubblico attrezzato. Il mercato fieristico è stato trasferito nel Comune di Mugnano. La tradizione centenaria di sede giudiziaria che ha distinto Marano dai Comuni del giuglianese,
oggi è ridimensionata a sede del Giudice di Pace. Alla luce di quanto detto proporrei come mezzo per iniziare a risalire la china e cercare di riportare la gente a vivere Marano e abbandonare la città dormitorio, una PETIZIONE
Pubblica, per il Cinema-Teatro Giancarlo Siani che inviti l’Amministrazione e, per essa, il
Commissario ad acta a vincolare la struttura alla sua destinazione d’uso, originale, nel PUC
in fase di definizione con l’obbiettivo di raggiungere la disponibilità dell’immobile attraverso
la costituzione di una Fondazione che potrebbe prendere il nome dai primi intestatari, dai
coniugi Lily ed Ubaldo Granata e riportare la struttura agli antichi splendori nonché fare
emergere la figura del medesimo Ubaldo, nostro concittadino, produttore cinematografico
che ha il merito di aver realizzato alcuni films tra cui La Sfida e Lo Sgarro ai quali per
non essere stati introdotti nei giusti circuiti di distribuzione non li sono stato riconosciuto il
successo dovuto. Questo ritengo potrebbe essere il modo ottimale per riportare gli attuali
proprietari a trattare un possibile trasferimento ad un prezzo equo. Se poi si volesse continuare il discorso, sempre nell’ottica di integrare Marano, ritengo
andrebbe portato avanti il progetto di competenza della Città
Metropolitana da non confondere con la Metropolitana del Mare; facente parte del Piano
Regionale Trasporti su Ferro che per fini e costi di realizzo non è paragonabile. In caso i due
progetti ritengo, non si sovrappongono ma sono complementari e per la Città di Marano
essenziali unitamente ad una circumvallazione per cambiare il volto alla città abbinato
comunque ad una Politica Urbanistica degna di questo nome.

Franco De Magistris

Tutto bene, tutto giusto, ma all’amico De Magistris dobbiamo ricordare un paio di cose: la struttura che ospitava il cinema Lily-Siani è di proprietà di alcune famiglie. E’ uno spazio privato, dunque. E se qualcuno ha interesse e intenzione di riportare in auge il cinema o il teatro, se ne deve assumere l’onere imprenditoriale: spese e quant’altro, in primis per la messa in sicurezza totale della struttura, che fino a poco tempo fa, in alcuni ambienti non era a norma. Il Comune di Marano è in dissesto finanziario e non può accollarsi ulteriori spese, dopo quelle già sostenute, per il cinema, durante la gestione Perrotta. L’idea, più volte proposta anche dal nostro giornale, è buona, ma il Comune non può essere sempre la mucca da mungere. Tra l’altro, da quanto ne sappiamo, ci sarebbe anche un contenzioso in atto tra alcuni proprietari e l’ente. Allora, in definitiva, sì alla ripresa delle attività teatrali o cinematografiche, ma le spese devono essere sostenute dai privati – che si ristorano con le entrate – o eventualmente da enti terzi, Regione e Ministeri preposti. Il Lily non è di proprietà comunale e il Comune ha tante cose (pubbliche) per le quali occorre spendere o trovare soluzioni.

Fernando Bocchetti

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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