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Nel Comune di San Giuseppe Vesuviano (Napoli), i cui organi
elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del
10 giugno 2018, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte
della criminalita' organizzata che compromettono la libera
determinazione e l'imparzialita' dell'amministrazione nonche' il buon
andamento ed il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio
dell'ordine e della sicurezza pubblica.
All'esito di verifiche svolte dalle forze dell'ordine sulla
funzionalita' e sull'attivita' amministrativa dell'ente locale per le
finalita' di prevenzione e contrasto dei fenomeni di interferenza e
condizionamento criminale sugli amministratori eletti e sui
componenti dell'apparato burocratico che hanno evidenziato possibili
forme di condizionamento dell'amministrazione locale da parte della
criminalita' organizzata, il prefetto di Napoli ha disposto, per gli
accertamenti di rito, con decreto del 29 luglio 2021, l'accesso
presso il suddetto comune, ai sensi dell'art. 143, comma 2, del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, successivamente prorogato
per ulteriori tre mesi.
Al termine dell'indagine ispettiva, la commissione incaricata
dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui
risultanze il prefetto di Napoli, sentito nella seduta del 7 marzo
2022 il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica,
integrato con la partecipazione del procuratore aggiunto delegato dal
Procuratore della Repubblica, della Direzione distrettuale antimafia
di Napoli e del sostituto Procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di Nola, ha trasmesso l'allegata relazione che costituisce
parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della
sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti
diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita'
organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli
stessi, riscontrando, pertanto, i presupposti per l'applicazione
delle misure di cui al citato art. 143 del decreto legislativo n.
267/2000.
I lavori svolti dalla commissione d'accesso hanno preso in esame,
oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale,
la cornice criminale ed il contesto ambientale dell'ente locale, con
particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le locali
consorterie, evidenziando come l'uso distorto della cosa pubblica si
sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese
collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi.
La relazione del prefetto riferisce che il territorio nel quale
e' situato l'ente si caratterizza per l'alta incidenza criminale
determinata principalmente da una radicata e pervasiva presenza di
gruppi camorristici dediti ad attivita' estorsive in danno
dell'imprenditoria locale e al riciclaggio dei proventi illeciti in
attivita' commerciali, consorterie che hanno mostrato di avere
elevate capacita' di infiltrare e condizionare le amministrazioni
comunali come comprovato dai precedenti provvedimenti dissolutori.
Viene anche evidenziato che il consiglio comunale di San Giuseppe
Vesuviano e' gia' stato oggetto in passato di due scioglimenti ai
sensi dell'art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000 - disposti
con decreto del Presidente della Repubblica del 4 giugno 1993 e
decreto del Presidente della Repubblica del 9 dicembre 2009.
Il prefetto di Napoli, dopo aver effettuato un'analitica disamina
dei profili dei singoli amministratori, pone in particolare rilievo
l'intricata rete di rapporti parentali, frequentazioni e
cointeressenze che legano alcuni di essi con esponenti delle locali
consorterie, trai quali il sindaco in carica, al suo secondo mandato
consecutivo e gia' presente nell'amministrazione sciolta ai sensi
dell'art. 143 TUOEL nel 2009, del quale viene riferita l'inclinazione
a frequentare sovente, ambienti ed esponenti di spicco del locale
contesto criminale, come rilevato anche dai controlli operati sul
territorio da parte delle forze di polizia, sottolineando che tali
rapporti, radicali e consolidati nel tempo, evidenziano la
sussistenza di un generale condizionamento dell'ente locale.
La relazione del prefetto di Napoli sottolinea la continuita'
amministrativa che caratterizza la gestione dell'ente locale, atteso
che ben undici consiglieri comunali, alcuni dei quali con precedenti
penali o di polizia, sui sedici assegnati hanno fatto parte della
passata consiliatura, tra questi alcune «figure-chiave» come
l'attuale sindaco, un consigliere comunale che e' stato in precedenza
sindaco, ed altri due amministratori, gia' presenti nel consiglio
comunale sciolto per infiltrazioni camorristiche nel dicembre 2009.
A tal riguardo, la relazione prefettizia sottolinea il fatto che
il predetto ex sindaco e due consiglieri comunali, di cui uno in
carica che ha ricoperto la funzione di vicesindaco, in conseguenza
del predetto scioglimento furono dichiarati incandidabili all'esito
della procedura di cui all'art. 143, comma 11, del decreto
legislativo n. 267/2000, dal Tribunale di Nola, decisione confermata
successivamente dalla Corte d'appello di Napoli.
Un altro consigliere, non solo risulta avere frequentazioni e
parentele con soggetti controindicati, ma un suo stretto congiunto e'
coniugato con un noto pregiudicato, indagato per il reato di cui
all'art. 416-bis.
Viene altresi' rilevato che nella tornata elettorale del 2018,
otto candidati consiglieri, appartenenti sia alla maggioranza che
alla minoranza consiliare, hanno ottenuto maggiori consensi
elettorali proprio in alcune aree cittadine soggette piu' di altre al
controllo dei gruppi criminali rispetto ad altre zone della citta',
circostanza evidentemente sintomatica, come e' stato rilevato
dall'organo ispettivo, dell'esistenza di una significativa vicinanza
«tra l'espressione politica e la criminalita' organizzata».
La relazione del prefetto si sofferma inoltre sulla notizia della
celebrazione, nel 2021, del matrimonio del fratello di un noto
esponente della locale criminalita' - officiato da un assessore
comunale - notizia postata sui social con grande enfasi da parte
dello stesso assessore.
Analoghe criticita' sono state segnalate anche nei confronti del
personale amministrativo, parte del quale risulta coinvolto a vario
titolo in procedimenti penali e gravato di precedenti di polizia,
rilevando, al riguardo, come l'influenza della criminalita'
organizzata sulla macchina amministrativa sia stata agevolata anche
dall'assenza di una attivita' di vigilanza da parte
dell'amministrazione comunale sull'ordinaria gestione dell'ente
locale a garanzia dei principi di trasparenza, buon andamento e
imparzialita' dell'azione amministrativa. Viene, in particolare,
evidenziata la posizione di un dipendente dell'ufficio tecnico
comunale nei cui confronti il giudice per le indagini preliminari del
Tribunale di Napoli ha emesso nel 2016 un'ordinanza cautelare che ha
riguardato anche vari soggetti ritenuti affiliati o fiancheggiatori
di un locale clan camorristico; da risultanze investigative e
dall'analisi di fonti tecniche di prova, il predetto dipendente
risulta coinvolto in varie attivita' di corruttela e di spartizione
di tangenti nelle quali sarebbero associati anche amministratori
comunali in una sorta di «comitato d'affari»; nei suoi riguardi pende
inoltre un procedimento penale per i reati di cui agli articoli 81 e
326 del codice penale per rivelazione di segreto d'ufficio nella
qualita' di pubblico ufficiale nell'ambito di un concorso per
l'assunzione di personale comunale.
Le medesime criticita', del resto, si rilevano in altri settori
amministrativi nei quali viene registrata la presenza di personale
avente relazioni familiari o amicali con soggetti appartenenti alle
locali consorterie.
La commissione d'accesso ha evidenziato che anche, nell'ambito
del corpo della polizia municipale sono state rilevate condotte
illecite assunte da taluni vigili urbani risultati coinvolti in varie
vicende giudiziarie, unitamente ad un noto pregiudicato condannato
per associazione per delinquere di stampo mafioso.
Lo stesso comandante del Corpo di polizia municipale ha
evidenziato criticita' nei rapporti con il sindaco nello svolgimento
delle proprie mansioni.
Un altro dipendente comunale, collocato in quiescenza nel 2020,
era il fratello di un noto pregiudicato esponente di spicco della
Nuova Camorra Organizzata, deceduto in un agguato camorristico.
Alcuni anni prima, inoltre, le Forze di polizia nel corso di
un'irruzione presso l'abitazione del predetto dipendente
identificarono, tra gli altri, il fratello del boss Raffaele Cutolo.
L'azione ispettiva ha rilevato una generalizzata condizione di
illegalita' nei diversi settori amministrativi, in particolare le
verifiche effettuate hanno evidenziato come le procedure di gara
siano state caratterizzate da gravi inadempienze e irregolarita' e da
diffuse carenze istruttorie in tutte le fasi del procedimento,
soprattutto per quanto attiene alla mancata programmazione degli
appalti da bandire in relazione alle esigenze del territorio, cui ha
fatto seguito l'eccessivo e non giustificato ricorso all'istituto
della proroga in violazione delle norme vigenti in materia; alla
mancata acquisizione delle certificazioni antimafia e alle verifiche
dei requisiti previsti dall'art. 80 del decreto legislativo n.
50/2016; alla nomina di responsabili unici del procedimento (RUP),
sprovvisti dei requisiti previsti dalla legge per tale mansione; alle
inefficienze che si manifestano con la pubblicazione tardiva dei
bandi di gara e alla indeterminatezza degli importi degli appalti,
nonche' alle irregolarita' conseguenti alla mancata valutazione delle
offerte anomale, delle offerte migliorative non allegate ai relativi
contratti, ai pagamenti effettuati in assenza di contratto.
A questo proposito la relazione prefettizia ha segnalato pesanti
irregolarita' nell'affidamento del servizio di refezione scolastica
degli anni 2017/2018 e 2018/2019 ad una societa' per la quale gli
uffici comunali preposti non hanno acquisito il relativo certificato
antimafia dalla Banca dati nazionale antimafia (BDNA), ne' risultano
verificati i requisiti di integrita' ed affidabilita' richiesti agli
appaltatori; inoltre, la commissione d'indagine riferisce che per una
gara vi e' stata solo la aggiudicazione provvisoria, e sono stati
liquidati alcuni compensi senza l'aggiudicazione definitiva e
stipulazione del relativo contratto. Inoltre tra gli atti di gara non
risultano rinvenuti taluni documenti previsti dall'art. 5 del
contratto d'appalto, quali il riscontro delle partite indicate nelle
fatture della predetta ditta, l'applicazione dei prezzi unitari, la
verifica da parte dei dirigenti scolastici sul numero dei pasti.
Analoghe rilevanti irregolarita' sono state individuate anche
nella procedura di gara indetta per l'appalto del servizio di
trasporto scolastico relativo agli anni 2017/2018, 2018/2019 e
2019/2020. Anche in tali procedimenti e' stata omessa l'acquisizione
della certificazione antimafia con interrogazione alla Banca dati
nazionale antimafia. Inoltre, il servizio e' stato piu' volte
prorogato a favore della societa' affidataria, con cio' violando la
normativa di settore, in particolare l'art. 106, comma 11, del
decreto legislativo n. 50/2016.
Cosi' anche per l'affidamento del servizio di ricovero, custodia
e mantenimento degli animali randagi, assegnato nel 2016 - dopo
l'espletamento di gara - ad una societa' cooperativa poi
ripetutamente prorogato fino all'ultima determina del 17 dicembre
2019, avente decorrenza 1° gennaio 2020. Oltre al frequente e
illegittimo ricorso alle proroghe contrattuali l'organo ispettivo ha
rilevato la mancata acquisizione della certificazione antimafia
tramite la Banca dati nazionale antimafia, rinvenendo agli atti, come
anche in altri analoghi procedimenti, la sola richiesta all'ANAC; la
relativa certificazione e' stata poi acquisita presso la prefettura
di Napoli solo in data 4 novembre 2021 quando era gia' in corso
l'accesso nell'ente locale. Ulteriori irregolarita' e carenze
istruttorie sono state rilevate anche in seguito alla cessione di un
ramo di azienda da parte della ditta affidataria ad altra societa'
per la quale, come confermato dallo stesso comune, non risultano
effettuate le verifiche dei requisiti previsti dall'art. 80 del
decreto legislativo n. 50/2016 e della documentazione antimafia
acquisita, anche in questo caso, solo nel novembre 2021 nel corso
dell'accesso ispettivo.
La commissione si e' inoltre soffermata sulle procedure seguite
per l'affidamento del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento
dei rifiuti solidi urbani e di gestione del centro di raccolta
comunale, ritenute non conformi alla disciplina degli appalti
pubblici e alla legge della Regione Campania n. 14/2016 sulla
costituzione degli enti d'ambito. L'organo ispettivo riferisce che
sin dal 2010 tali servizi sono stati affidati, dopo espletamento di
gara, ad una societa' e allo scadere del contratto settennale
dell'appalto, il servizio e' stato piu' volte prorogato
illegittimamente alla stessa ditta affidataria per un periodo
complessivo di due anni e due mesi. Tale proroga, peraltro, e' stata
adottata in violazione della predetta norma regionale e della
deliberazione assunta dal consiglio comunale l'8 agosto 2016 di
adesione all'ente d'ambito, senza che a cio' abbiano fatto seguito,
per tempo, le dovute iniziative che avrebbero determinato, ai sensi
degli articoli 25 e 40 della suddetta legge regionale, la cessazione
automatica di nuovi affidamenti del servizio rifiuti in conseguenza
dell'individuazione del nuovo gestore del servizio integrato da parte
dell'ente d'ambito. Viene riferito che solo nel giugno 2019, il
competente ufficio comunale ha verificato che l'ATO competente non
aveva avviato le procedure di gara per il servizio in questione e
quindi ha indetto una nuova gara d'appalto per un importo di quasi 28
milioni di euro, gara il cui esito si e' risolto favorevolmente per
la societa' gia' affidataria dell'appalto. Al riguardo, viene
rilevato che, oltre alle illegittimita' gia' segnalate per le
ripetute proroghe, anche in tale occasione non e' stata attualizzata
la certificazione antimafia, facendo riferimento, per la stipula del
nuovo contratto avvenuta il 29 maggio 2020, alle richieste di
certificazione antimafia del 2010 relative al contratto precedente; a
cio' si aggiunga che la stipula del nuovo contratto, e' ben
precedente alla comunicazione della prefettura di Salerno di avvenuta
iscrizione della ditta appaltatrice nelle white list in data 29
ottobre 2020. Al riguardo si evidenzia, poi, che recentemente la
prefettura di Salerno, in sinergia con i gruppi ispettivi antimafia
operanti a Napoli e Salerno, ha avviato nei confronti della predetta
societa' appaltatrice il procedimento finalizzato all'adozione del
provvedimento interdittivo, in considerazione degli elementi ostativi
alla permanenza della iscrizione della suddetta ditta nelle white
list, sussistendo il pericolo di condizionamento della criminalita'
organizzata.
Risulta, inoltre, che alcuni componenti del consiglio di
amministrazione della societa' incaricata del servizio hanno rapporti
di stretta parentela con affiliati a clan camorristici. Inoltre, un
dipendente di tale consorzio, stretto congiunto di un amministratore
comunale in carica, risulta indagato in un procedimento penale
avviato dalla procura della Repubblica presso il Tribunale -
Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Lo stesso viene anche
considerato nella relazione prefettizia come dominus effettivo della
predetta societa' e risulta aver avuto funzioni apicali in un'altra
ditta, poi colpita da interdittiva antimafia, proprio per
collegamenti con la criminalita' organizzata locale. Un altro
dipendente risulta essere uno stretto discendente di un noto
pregiudicato locale, deceduto, condannato per il reato di cui
all'art. 416-bis del codice penale.
Peraltro, nella relazione prefettizia viene sottolineato che la
societa' appaltatrice e' la stessa che ha operato, sempre per la
raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, in un altro comune della
provincia, anch'esso sciolto per infiltrazioni mafiose, presso il
quale tale servizio e' stato revocato dalla commissione
straordinaria, ai sensi dell'art. 145, comma 4, TUOEL; infatti,
dall'esame del provvedimento di revoca si evince, tra l'altro, che la
ditta affidataria effettuava la sosta del propri automezzi adibiti
alla raccolta dei rifiuti in un terreno di proprieta' di una societa'
immobiliare riferibile ad un imprenditore contiguo ad un locale clan
camorrista. Si precisa, altresi', che la legittimita' della predetta
revoca e' stata confermata in sede di ricorso in appello con la
sentenza del Consiglio di Stato n. 3814/2022, pubblicata il 16 maggio
2022.
Viene altresi' riferito che gli uffici comunali di San Giuseppe
Vesuviano, pur in presenza di segnalazioni di disservizi causati
dalla ditta affidataria, hanno ripetutamente omesso di avviare le
relative contestazioni, avvenute solo dopo la stipula del contratto
del 2020, avvantaggiando cosi' il gestore del servizio nella
rinnovata procedura di gara; inoltre, viene segnalato che per la
gestione dell'isola ecologica, anch'essa assegnata alla stessa
societa', non risulta effettuata alcuna valutazione sulla congruita'
del prezzo proposto, ne' risulta stipulato dal 2017 alcun contratto.
Irregolarita' in parte analoghe a quelle rilevate sono emerse
anche dall'analisi delle procedure relative all'appalto del servizio
di conferimento dei rifiuti di natura organica, per il quale si
riferisce che nei confronti della ditta ripetutamente affidataria dei
lavori non risulta siano state effettuate, da parte del comune, le
verifiche dei requisiti soggettivi di cui all'art. 80 del decreto
legislativo n. 80/2016, ne' acquisita la certificazione antimafia.
L'organo ispettivo riferisce inoltre della vicenda relativa
all'appalto del servizio tesoreria, assegnato sin dal 2015 cori
durata quinquennale ad una societa' che tuttora opera per conto del
comune in assenza di contratto, in quanto gia' scaduto nel 2019 e non
piu' rinnovato dopo l'esito non risolutivo delle procedure di gara
per un nuovo affidamento del servizio. Peraltro la relazione
prefettizia segnala che il presidente del Consiglio di
amministrazione e l'amministratore delegato sono segnalati per gravi
reati contro la pubblica amministrazione.
La relazione del prefetto ha inoltre preso in esame le procedure
relative all'appalto dei lavori di adeguamento sismico e
riqualificazione funzionale di un edificio scolastico, che risulta
affidato ad un'impresa il cui titolare ed amministratore e' un ex
vicesindaco di San Giuseppe Vesuviano avente legami familiari con un
soggetto controindicato condannato e detenuto per reati associativi
di stampo camorristico.
Nella relazione prefettizia vengono segnalate considerevoli
irregolarita' anche in alcuni procedimenti relativi ad affidamenti
diretti o tramite il mercato elettronico della pubblica
amministrazione (MEPA), per alcuni dei quali gli uffici comunali non
hanno fornito all'organo ispettivo tutta la documentazione
giustificativa. Inoltre, viene rilevato cheta gli affidamenti
effettuati su MEPA, concessi in difformita' alle normative di
settore, vi e' il servizio di postalizzazione dei tributi
TARSU/TARI - IMU del valore di 74.778,84 euro che invece avrebbe
dovuto essere disposto ai sensi dell'art. 36, comma 2, lettera a) del
decreto legislativo n. 50/2016.
Anche in tema di contrasto all'abusivismo edilizio il prefetto di
Napoli - nel premettere che il territorio di San Giuseppe Vesuviano
ricade interamente nell'area rossa individuata dal Piano nazionale di
emergenza per il rischio vulcanico del Vesuvio, e come tale
riconosciuto di notevole interesse pubblico ai sensi della legge n.
1497/1937, per cui non e' possibile realizzare alcuna nuova
costruzione - ha riferito della mancanza di controlli da parte
dell'amministrazione comunale, controlli intensificatisi solo durante
il periodo di accesso ispettivo. Proprio in occasione di venti
sopralluoghi disposti nel periodo agosto/novembre 2021, a seguito di
numerosi esposti, sono emersi abusi edilizi su fabbricati di
proprieta' di alcuni amministratori comunali, tra i quali il
vicesindaco dell'ente locale. Inoltre, viene sottolineato che tra gli
autori di abusi edilizi individuati negli anni 2018/2021 risultano
diversi soggetti controindicati, direttamente o indirettamente
riconducibili al contesto criminale locale, taluni dei quali imputati
di gravi reati, anche di natura associativa o con l'aggravante di cui
all'art. 416-bis del codice penale. Nella relazione viene precisato
che l'inerzia degli uffici comunali e' stata rilevata anche nel
mancato recupero degli indennizzi per l'uso dei beni immobili abusivi
acquisiti al patrimonio comunale e in attesa di abbattimento, somme
utili a compensare il costo del ripristino dello stato dei luoghi
altrimenti a totale carico delle casse comunali; a tal proposito la
commissione d'indagine ha riferito che risultano censiti al
patrimonio comunale duecento di tali edifici, a cui si aggiungeranno
altri cinquecento fabbricati abusivi in corso di trascrizione. Per la
quantificazione dell'ammontare degli indennizzi fino ad oggi
introitati i competenti uffici comunali non hanno fornito dati o
elementi conoscitivi sufficienti, per cui non si conosce la reale
consistenza dei fondi destinati a finanziare la demolizione delle
opere abusive; viene inoltre posto in rilievo lo scollamento
temporale tra i finanziamenti concessi per dare esecuzione ai
provvedimenti giudiziari di demolizione e l'esecuzione della
demolizione, inefficienza che ha di fatto determinato il blocco delle
attivita' tese a ripristinare la legalita', come e' avvenuto nel caso
di un immobile abusivo per il quale l'ente, pur disponendo di
adeguati finanziamenti dal 31 dicembre 2012, non ha ancora provveduto
all'abbattimento.
Il prefetto di Napoli riferisce inoltre di numerose altre ditte
appaltatrici a cui sono stati affidati lavori, servizi e forniture da
parte del Comune di San Giuseppe Vesuviano, i cui amministratori,
dalle verifiche effettuate dall'organo ispettivo, risultano avere
numerosi precedenti di polizia per reati contro la pubblica
amministrazione, per reati ambientali e con frequentazioni
controindicate o con esponenti delle locali consorterie; in
particolare viene fatto riferimento ad alcune societa' affidatarie
tra il 2018 e il 2021 di appalti in materia di disinfestazione e
smaltimento di rifiuti speciali, di riqualificazione di aree urbane,
di gestione del verde pubblico o di lavori di adeguamento di edifici
comunali. Tra queste viene segnalata una ditta aggiudicataria, quale
societa' facente parte di un raggruppamento temporaneo d'imprese
(RTI) per i lavori di riqualificazione di un tratto ferroviario, per
la quale l'organo ispettivo ha segnalato che l'amministratore unico,
gia' denunciato per reati fiscali, teneva rapporti con soggetti
controindicati identificati dalle forze di polizia proprio nella sede
della predetta societa', tra i quali anche un latitante condannato
per associazione a delinquere di stampo mafioso e un altro con
precedenti penali per il reato di cui agli articoli 110 e 416-bis del
codice penale (favoreggiamento aggravato del metodo mafioso e
concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso),
quest'ultimo intestatario di due automezzi operanti in un cantiere
aperto per l'esecuzione di lavori affidati alla medesima ditta dal
Comune di San Giuseppe Vesuviano.
Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite
nella relazione del prefetto di Napoli hanno rivelato una serie di
condizionamenti nell'amministrazione comunale di San Giuseppe
Vesuviano, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali,
che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilita'
dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della
collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per
assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del
provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di San Giuseppe
Vesuviano (Napoli), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267.
In relazione alla presenza e all'estensione dell'influenza
criminale, si rende necessario che la durata della gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 31 maggio 2022
Il Ministro dell'interno: Lamorgese

























