L’inchiesta di Terranostranews. Denunciati 50 cittadini di via Corree di Sotto, a Marano. Gli sversamenti di liquami nell’alveo e le responsabilità di cittadini, vigili, tecnici e dirigenti comunali

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Cinquanta denunciati e atti inviati alla Procura Napoli nord. I residenti di via Corree di Sotto, la zona a ridosso con l’alveo dei Camaldoli (la foto è di qualche anno fa all’epoca dei primi sopralluoghi della municipale), sono finiti nuovamente nel mirino della polizia municipale di Marano. Non si sono mai dotati di regolari pozzi e i liquami – provenienti dalle loro abitazioni – continuano a confluire nel canalone a ridosso con il comune di Calvizzano. Uno scempio ambientale che si consuma nonostante il Comune – un anno fa – li abbia diffidati con apposite ordinanze.

Già da un anno, secondo quanto contenuto nei provvedimenti emanati dall’Ente, avrebbero dovuto eliminare gli allacci abusivi e realizzare le strutture a tutela dell’alveo naturale. Così non è stato, anche a causa del ritardo nell’esecuzione dei successivi sopralluoghi da parte dell’ente comunale. Che avrebbe avuto vigilare sulla effettiva realizzazione dei pozzi.

Solo nei giorni scorsi, infatti, vigili e tecnici del municipio hanno appurato che la situazione (in molti casi) era rimasta invariata. Su più di 100 nuclei familiari oggetto di verifiche, solo una sessantina hanno regolarizzato la propria posizione; gli altri no.

Gli agenti della municipale, che da oltre un anno seguono la vicenda, hanno così deciso di denunciare una cinquantina di residenti e inviare i relativi atti alla Procura Napoli nord. I magistrati dovranno ora valutare se sussistono gli estremi affinché sia lo stesso municipio ad intervenire con provvedimenti radicali: eliminazione degli allacci abusivi e contestuale sgombero degli appartamenti, molti dei quali, tra l’altro, nemmeno in regola sotto il profilo urbanistico.

Intanto gli occupanti degli immobili continuano a sversare acque maleodoranti e inquinanti nel vicino canalone. I liquami, da quella zona, confluiscono poi nel litorale giuglianese- flegreo. Quella di via Corree di Sotto era una vicenda nota a tanti, ma per almeno venti e passa anni (fino al 2019) si è deciso di ignorare. Più di 10 anni fa i vigili di Marano eseguirono sopralluoghi nel canalone. Ci fu anche un sequestro, ma la cosa morì lì: nessuno volle andare fino in fondo, all’origine dei problemi, agli scarichi provenienti dalle abitazioni. Il problema, a monte, non fu risolto e l’andazzo è andato avanti per anni.

Solo un anno fa i primi provvedimenti alla luce di alcune segnalazioni del Noe, nucleo ecologico dei carabinieri, che indagavano per ricostruire la filiera degli allacci abusivi tra Marano, Calvizzano, Licola, Quarto, Qualiano, Varcaturo e Cuma.

Diffide, ordinanze ad horas (in parte non rispettate) e denunce penali. Alcuni residenti della zona, per bypassare i controlli e i relativi provvedimenti del municipio, si affrettarono a presentare all’ufficio tecnico diverse Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) necessarie per la realizzazione dei pozzi. Solo qualcuno, però, li ha effettivamente realizzati. Altri invece hanno preso tempo e confidato in un ammorbidimento da parte del Comune. Che in realtà c’è stato.

Qualcuno è andato oltre, ritenendosi parte lesa. “Nelle concessioni edilizie richieste a suo tempo era riportata la dicitura con immissione in fogna”, sottolineano diversi proprietari di appartamenti della zona. E’ la solita storiella di Marano: qualche vigile, in passato, ha chiuso gli occhi, qualche tecnico ha prodotto istruttorie per case prive di fogne e pozzi; qualche dirigente comunale ha firmato le concessioni edilizie. Le fogne non sono mai state realizzate e nemmeno i pozzi, almeno una buona parte.

Ora il punto è un altro: dopo ordinanze, denunce e quant’altro, si può ancora consentire agli inquinatori di continuare a sversare in un alveo naturale? Si può rimanere inermi dinanzi a un reato che continua a perpetrarsi ogni santo giorno? Qualche consigliere di maggioranza, tempo fa, avrebbe fatto da garante a qualche condomino-inquinatore, rassicurandolo sui successivi controlli.

A quanto pare gli agenti della municipale vogliono che sia la magistratura ad ordinare l’eliminazione degli allacci. Nessuno, insomma, vuole assumersi le relative responsabilità. Non si comprende inoltre il motivo per cui non si indaghi sui tecnici comunali, dirigenti dell’ufficio tecnico che hanno avallato (in passato) o rilasciato le concessioni edilizie e perché non si indaghi sui vigili che avrebbero chiuso non uno ma due occhi. Gli eventuali reati sono prescritti? Ma almeno si faccia chiarezza sulle responsabilità.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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