E’ già festa nelle carceri italiane: si potrà anche non collaborare per accedere ai benefici

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Europa da festeggiare all’Ucciardone, a Poggioreale, in Calabria e ovunque ci siano ergastolani. Ma quale collaborazione con la giustizia. Non ci sarà più il dovere di aiutare le indagini per accedere ai benefici previsti per i detenuti, compresi quelli pericolosi. Per la giustizia europea, tutti hanno diritto ad uscire di galera a prescindere dal comportamento carcerario. E stop al carcere duro.

Persino Brusca capirà che alla fine non conviene brigare e scontrarsi con la Cassazione quando hai una condanna ad appena trent’anni per un bambino sciolto nell’acido. Se invece avesse ricevuto l’ergastolo – ci conferma l’ex presidente del Senato Grasso – bastava aspettare e i benefici li avrebbe ricevuti senza bisogno di collaborare. Anche con 150 omicidi attribuiti.

Così l’Europa fa male alla giustizia italiana

Ecco, tutto questo appare incomprensibile a qualunque persona normale, a chi crede che chi ha provocato sangue e morte debba restare in galera per il tempo che hanno deciso i giudici. E che se quel “fine pena mai” ha un senso, è proprio perché con le tue condotte criminali hai ritenuto di essere, nonostante tutto, dalla parte giusta e per questo rifiuti la legge dello Stato.

La decisione della Grande camera europea dei diritti umani avrà influenza sull’ordinamento nazionale. Perché si agiteranno immediatamente i sostenitori dell’abolizione dell’ergastolo. “Il carcere deve rieducare”, urlano e non si rendono conto che i loro strepiti sono altre pallottole che fischiano sulla testa dei parenti delle vittime sconvolti dal lutto e dalla ferocia dei killer di mafia, camorra, ‘ndrangheta.

Ma l’hanno capito in Europa quanto male stanno facendo all’Italia? Lo sanno che le bande criminali acquisteranno più vigore sapendo che i Capi prima o poi se li ritroveranno a dare ordini da casa? Che facciamo, per risolvere il problema? Redistribuiamo i mafiosi ai paesi europei come non siamo riusciti a fare neppure con i migranti che vengono dall’Africa?

Collaborare non converrà più

Adesso si vedrà come evitare le conseguenze drammatiche di una decisione che vanifica anche indagini delicatissime. Chi avrà più la convenienza a collaborare se non serve per uscire dal carcere duro? Qui si giocherà lo scontro politico sul tema ed è certo che tenteranno di farsi valere gli ipergarantisti di casa nostra.

Incuriosisce molto anche la lettura della storia del detenuto che ha provocato la decisione di Strasburgo. In pratica l’ergastolano in questione fece ricorso contro il carcere duro perché lo Stato pretendeva collaborazione anche se lui si proclamava innocente. E qui sta il paradosso. Se la giustizia italiana ti dichiara colpevole in via definitiva, per la Corte di Strasburgo prevale la dichiarazione di innocenza del condannato. E’ evidente che si afferma un principio esplosivo.

Certo, è sempre complesso mediare tra l’applicazione rigorosa di una sentenza e la richiesta di evitare la “tortura”, come sostengono i più attenti alle ragioni dei detenuti (sottovalutando magari quel che denunciano gli agenti penitenziari). Ma diventa inaccettabile subire un’ingerenza che comporterà solo danni per un Paese come l’Italia che ha ancora pericolosissimi latitanti in libertà. Se cessa – perché inutile ai fini di possibili benefici – la collaborazione di chi sta in carcere, la lotta alle mafie si complica ancora di più. I pentiti non sono santi e non rischieranno.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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