L’editoriale. Riforme bocciate e Paese spaccato: la partita decisiva si gioca nel Mezzogiorno

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Il risultato del referendum sulla giustizia lascia una traccia profonda, ma il dato più politico – e più difficile da ignorare – è un altro: la frattura territoriale del Paese. Non è solo una divisione di voto, è una divisione di visione. Da una parte un’Italia che chiede riforme, efficienza, responsabilità; dall’altra un’Italia che continua a rifugiarsi nella protezione pubblica, nella spesa assistenziale, nella conservazione dello status quo.

Il Sud, in questo quadro, rappresenta ormai il vero nodo politico per il governo. Non da oggi. Da almeno trent’anni larga parte del Mezzogiorno è amministrata, direttamente o indirettamente, da una cultura politica riconducibile alla sinistra, che ha costruito consenso attorno a un modello basato su spesa pubblica, trasferimenti e dipendenza economica. Un sistema che ha prodotto consenso, ma non sviluppo.

Il voto referendario lo conferma: dove più forte è il legame con l’assistenza, più debole è la spinta al cambiamento. Non è solo una questione economica, ma culturale. Il messaggio riformista del centrodestra, sulla giustizia come sulla crescita, al Sud non è passato. O non è stato creduto.

Per Giorgia Meloni questo è il vero problema politico dei prossimi mesi. Non tanto la sconfitta in sé – fisiologica in una consultazione intermedia – quanto il rischio di perdere definitivamente un pezzo di Paese. Perché senza il Sud non esiste una maggioranza solida, né oggi né domani.

Continuare a ignorare questa realtà sarebbe un errore. Servono scelte chiare: meno narrazione, più misure concrete. Taglio delle tasse, lavoro vero, investimenti produttivi. Ma anche una rottura netta con l’equivoco dell’assistenzialismo permanente, che negli anni ha sostituito lo sviluppo con la dipendenza.

Il punto è politico prima ancora che economico: il Sud può cambiare solo se qualcuno ha il coraggio di dirgli la verità. Che la crescita non arriva per decreto, che la spesa pubblica non è infinita, che il lavoro non può essere sostituito dai sussidi.

Il referendum ha mostrato che oggi quella verità non convince. E forse, in molti casi, non viene nemmeno proposta con sufficiente forza.

Il tempo, però, è poco. Tra poco più di un anno si voterà. E se il centrodestra non costruirà una strategia credibile per il Mezzogiorno, il rischio è chiaro: non perdere solo una battaglia, ma consegnare definitivamente il Sud a un modello che promette tutto e non cambia nulla.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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