Giunta Fico, più equilibri che svolta: poteri concentrati e vecchi pesi che resistono

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Con il decreto presidenziale regionale n. 281/2025, l’ultimo dell’anno, Roberto Fico ha ufficializzato nomi e deleghe della nuova Giunta campana. Un atto atteso, ma che più che segnare una discontinuità netta rispetto al passato restituisce l’immagine di un esecutivo costruito faticosamente, tenendo insieme equilibri politici fragili e vecchi rapporti di forza.

Il Partito democratico resta il perno della Giunta con tre assessori (due politici e un tecnico), uno dei quali vicepresidente. Seguono il Movimento Cinque Stelle, con il presidente-reggente delle deleghe più pesanti e un’assessora, e una costellazione di forze minori – socialisti, Noi di Centro, Casa Riformista, Avs, lista “A testa alta” – che confermano una composizione più da manuale di sopravvivenza politica che da progetto riformatore.

L’assessore alla Cultura Ninni Cutaia, formalmente indipendente ma culturalmente vicino all’area Pd, riceve anche il Personale: una scelta che Fico presenta come segnale di “cambio netto”, ma che rischia di restare un messaggio più simbolico che strutturale in una macchina amministrativa notoriamente impermeabile alle svolte annunciate.

Una Giunta a tempo

C’è poi un dato politico che pesa: questa Giunta nasce già con una scadenza, il 2027. Molti assessori guardano alle future elezioni politiche e il rimpasto è considerato inevitabile. Non solo: Fico valuta anche l’ipotesi di allargare il numero degli assessori a 12, mossa che appare più come una futura necessità di compensazione politica che come esigenza amministrativa.

Deleghe che spariscono, poteri che si accentrano

Colpisce la cancellazione di alcune deleghe simboliche come Legalità e Immigrazione. Fico sembra volerle tenere per sé, ma la scelta rischia di trasformarsi in un accentramento senza una vera struttura dedicata. Legalità diventa così più una presenza “personale” del presidente che una politica pubblica organizzata.

Spariscono anche Innovazione, Start up e Semplificazione amministrativa, ambiti già deboli nella precedente gestione e ora semplicemente inglobati altrove. Il messaggio implicito è chiaro: meno progettualità, più gestione dell’esistente.

Sanità, Bilancio e Fondi europei restano nelle mani del presidente. Una concentrazione di poteri che Fico giustifica con la fase di avvio, ma che espone la Regione al rischio di un eccesso di personalizzazione e di un rallentamento decisionale.

Il vero nodo politico: Bonavitacola resta, ma depotenziato

La partita più delicata si gioca sul rapporto con il mondo deluchiano. Fulvio Bonavitacola, uomo chiave dell’era De Luca, resta in Giunta. Fico lo tiene, ma gli sottrae il cuore del potere. Ambiente e dossier strategici passano infatti a Claudia Pecoraro (M5S), in un evidente travaso politico che segna la vera linea della nuova presidenza.

Pecoraro concentra Ambiente, Politiche abitative e Pari opportunità: un pacchetto pesante, che comprende rifiuti, Terra dei Fuochi, dissesto idrogeologico e il futuro della Sma Campania, altra potente leva amministrativa. Una scelta che ridimensiona il Pd e certifica l’asse con i Cinque Stelle, più che una reale innovazione di metodo.

Casillo e il nodo trasporti

Infine Mario Casillo, vicepresidente Pd, diventa l’uomo dei trasporti, della mobilità e del mare. Una delega che significa controllo diretto su colossi come Eav e Air Campania, dunque su uno dei settori più sensibili e politicamente esplosivi della Regione.

Più continuità che rottura

Alla fine, la Giunta Fico appare meno come l’avvio di una “nuova stagione” e più come un esercizio di equilibrio tra vecchi e nuovi poteri. Le parole d’ordine sono prudenza, accentramento e gestione dei rapporti interni. La svolta promessa resta, per ora, più nei comunicati che nei fatti.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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