Nuovo capitolo giudiziario nella lunga inchiesta sul clan Polverino. Il Tribunale di Napoli ha emesso la sentenza di primo grado del procedimento denominato “12 quinquies”, filone dedicato alle intestazioni fittizie di beni e attività commerciali riconducibili, secondo l’accusa, alla storica organizzazione camorristica egemone per anni nei comuni di Marano e Quarto.
La sentenza giunge al termine di un articolato dibattimento che ha riguardato numerosi imputati, accusati a vario titolo di aver contribuito a schermare il patrimonio e gli interessi economici del gruppo attraverso intestazioni a prestanome, società di comodo e attività di copertura.
Tra i condannati figurano diversi esponenti di rilievo dell’ala quartese del clan:
Nicola Imbriani, 4 anni in continuazione (pena complessiva 16 anni), Salvatore Liccardi, in riforma, 4 anni (complessiva 22 anni e 4 mesi), Gaetano Montalto, in riforma, 4 anni (complessiva 16 anni), Mariano Notaro, 3 anni, Castrese Paragliola, in riforma, 1 anno e 2 mesi (complessiva 8 anni e 2 mesi), Angelo Perrotta, 3 anni, Giuseppe Perrotta, in riforma, 2 anni e 1 mese (complessiva 30 anni), Carmela Polverino, 3 anni, Ferdinando Quaranta, 3 anni, Gennaro Riviergi, 3 anni, Castrese Savarese, 3 anni e 8 mesi.
Tutti i condannati dovranno sostenere le spese processuali. Per Nicola Imbriani, Gaetano Montalto, Salvatore Liccardi e Castrese Paragliola è stata inoltre disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la libertà vigilata per tre anni.
Il Tribunale ha poi dichiarato la prescrizione di specifici capi d’accusa per numerosi imputati, tra i quali:
Salvatore Aucelli, Salvatore Cammarota, Crescenzo Catuogno, Raffaele D’Angelo, Giuseppe D’Enrico, Vincenzo D’Isanto, Consiglia Del Prete, Nicola Di Palma, Nicola Esposito, Gennaro Forte, Giuseppe Forte, Raffaella Forte, Stefano Gallotti, Nicola Imbriani, Gennaro Ioffredo, Giovanni Ioffredo, Eugenio Liccardi, Salvatore Liccardi, Carmela Marchesano, Michele Marchesano, Veronica Mele, Michele Migliaccio, Gaetano Montalto, Castrese Paragliola, Sabatino Paragliola, Giuseppina Passero, Roberto Perrone, Giuseppe Perrotta, Luigi Pezzella, Anna Polverino, Antonio Polverino (1956), Antonio Polverino (1944), Luigi Porreca, Luisa Presbitero, Giuseppe Ruggiero, Giorgio Russo, Patrizia Sansone, Castrese Savarese, Antonella Schiattarella, Giuseppe Simeoli, Mauro Spasiano, Raffaele Spasiano, Gennaro Turco, Gennaro Visconti.
Sono stati invece assolti, per specifici capi d’accusa, con le formule “perché il fatto non sussiste” o “perché non costituisce reato”: Salvatore Aucelli, Nicola Basile, Salvatore Cammarota, Mario Carputo, Gennaro Catone, Gennaro D’Alterio, Raffaella D’Angelo, Vincenzo D’Isanto, Consiglia Del Prete, Nicola Esposito, Raffaella Forte, Salvatore Liccardi, Roberto Paragliola, Tommaso Paragliola, Roberto Perrone, Giuseppe Perrotta, Luigi Pezzella, Antonietta Polverino, Antonio Polverino (1956), Antonio Polverino (1964), Bianco Polverino, Carmela Polverino (1973), Giuseppe Polverino (1970), Salvatore Polverino, Vincenzo Polverino, Giuseppe Ponticelli, Giuseppe Ruggiero, Patrizia Sansone, Giuseppe Sarnataro, Giuseppe Simeoli, Raffaele Spasiano, Nicola Tipaldi, Gennaro Turco, Antonio Visconti, Gennaro Visconti, Giuseppe Visconti, Maria Visconti.
La Corte ha inoltre disposto la confisca di tutti i beni ritenuti riconducibili agli imputati, confermando i sequestri già effettuati nelle precedenti fasi d’indagini.
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