Nella relazione che ha condotto allo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia, uno dei capitoli più delicati riguarda i rapporti tra l’Ente, la S.S. Juve Stabia e il sistema di interessi economici e sociali sviluppatosi attorno allo stadio “Romeo Menti”. Dalle risultanze istruttorie, dalle informative della Questura e dal decreto con cui il Tribunale di Napoli ha disposto l’amministrazione giudiziaria della società calcistica emerge un quadro di profonda permeabilità alle dinamiche del clan D’Alessandro, capace di estendere la propria influenza ben oltre il terreno di gioco.
Secondo la relazione, il condizionamento avrebbe riguardato numerosi servizi collegati alla squadra e allo stadio, tra cui biglietteria, ristoro, pulizie, trasporto, ambulanze, sicurezza, tifoseria organizzata e settore giovanile. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia descrivono un sistema radicato nel tempo, fondato sulla concessione di abbonamenti e biglietti gratuiti, sulla corresponsione di somme di denaro, sul controllo di attività economiche e scommesse e sulla presenza di soggetti vicini al clan nei diversi settori della società. Particolare rilievo viene attribuito al controllo della tifoseria ultras e del vivaio giovanile, considerato non solo una fonte di vantaggi economici, ma anche uno strumento di consenso sociale, fidelizzazione e radicamento territoriale.
La relazione richiama inoltre diversi colloqui di detenuti sottoposti al regime del 41-bis, dai quali emergerebbe un perdurante interesse dei vertici criminali per le dinamiche della squadra, per l’inserimento di giovani calciatori appartenenti a famiglie vicine ai clan, per gli equilibri della curva ultras e persino per i lavori di ristrutturazione dello stadio.
Un episodio centrale è rappresentato dalla festa pubblica del 29 maggio 2025, organizzata dal Comune per celebrare la stagione calcistica. Durante la manifestazione, tre capi ultras — Giovanni Imparato, Michele Lucarelli e Raffaele Di Somma — salirono sul palco per premiare il calciatore Leonardo Candellone e parteciparono alla foto finale insieme al Sindaco, ad amministratori comunali, dirigenti e calciatori. Gli approfondimenti del Commissariato avrebbero escluso che l’accesso al palco fosse avvenuto con la forza. Al contrario, dalle dichiarazioni del presentatore e del portavoce del Sindaco emergerebbe che la premiazione fu inserita nella scaletta su richiesta dei tifosi, dopo un passaggio con esponenti della società Juve Stabia. La relazione ritiene quindi che la presenza dei capi ultras sul palco abbia ricevuto un avallo sostanziale sia da parte della società sia da parte dei rappresentanti comunali presenti.
La successiva presa di distanza del Sindaco non avrebbe cancellato, secondo la relazione, il dato sostanziale emerso dagli atti: la presenza dei capi ultras sul palco era stata autorizzata e non aveva incontrato alcuna reazione preventiva da parte dell’Amministrazione o della società. La Commissione sottolinea così l’assenza di adeguati meccanismi di riconoscimento, prevenzione e rigetto rispetto a soggetti e simboli già noti per la loro vicinanza a contesti criminali.
























