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Castellammare (Prima parte). Comune sciolto per mafia, la relazione: riflettori su consiglieri, parenti e rapporti con il clan D’Alessandro

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Nella relazione finale della Commissione d’accesso, il documento di quasi 400 pagine che ha costituito il presupposto per lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni mafiose, emerge un articolato quadro di rapporti, frequentazioni, legami familiari e societari riguardanti alcuni esponenti politici. Le frequentazioni e i rapporti di parentela a Castellammare riguardano sia esponenti della maggioranza che dell’opposizione.

Tra i primi profili analizzati compare quello del Presidente del Consiglio comunale Roberto Elefante, eletto nelle file del Partito Democratico. La Commissione evidenzia che il professionista risulta socio in affari di Catello Cacace, soggetto destinatario di misura cautelare nell’ambito delle indagini sul clan D’Alessandro, rinviando al successivo capitolo dedicato alle partecipazioni societarie per gli ulteriori approfondimenti. Sempre Roberto Elefante è protagonista di uno dei capitoli dedicati ai rapporti tra il Comune e la S.S. Juve Stabia. Secondo la Commissione, dalla Presidenza del Consiglio comunale venivano trasmesse alla società calcistica richieste di accrediti per consiglieri, assessori e, in alcuni casi, anche nominativi esterni all’Ente riconducibili a rapporti di parentela o prossimità. Una prassi che il Segretario generale ha definito priva di qualsiasi autorizzazione e non conforme alle finalità istituzionali dell’ufficio.

La relazione dedica poi un passaggio all’ex consigliere Gennaro Oscurato, ricordando come il suo parente Giuseppe Oscurato sia stato destinatario delle misure cautelari dell’inchiesta “Domino Ter”. Lo stesso ex consigliere viene richiamato perché, secondo quanto riportato dalla Commissione, risulta indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia per concorso esterno in associazione mafiosa in relazione ai rapporti con Michele Abbruzzese, indicato quale esponente di rilievo del clan D’Alessandro.

Tra i consiglieri in carica compare anche Rosanna De Simone. La Commissione evidenzia il rapporto di parentela con Biagio Maiello, indicato dagli investigatori quale esattore delle estorsioni del clan D’Alessandro, specificando che si tratta del figlio della cugina della consigliera. Il documento non formula contestazioni penali nei confronti dell’esponente politica, ma inserisce tale circostanza nel quadro complessivo delle valutazioni svolte.

Particolarmente delicato è il capitolo dedicato alla famiglia D’Apice. La Commissione ricorda che l’ex consigliere Emanuele D’Apice, già presidente del Consiglio comunale nella precedente consiliatura, era stato oggetto di approfondimento da parte della Commissione d’accesso del 2021 in quanto figlio di Luigi D’Apice, alias “o’ Ministro”, ritenuto fiancheggiatore del clan Cesarano e gravato da precedenti per turbata libertà degli incanti, bancarotta fraudolenta e associazione mafiosa in concorso. La relazione ricorda inoltre che Emanuele D’Apice è stato dichiarato incandidabile dal Tribunale di Torre Annunziata e, per questo motivo, non ha preso parte alle elezioni amministrative del 2024. Viene inoltre richiamata la figura del consigliere di minoranza Pasquale D’Apice, nell’ambito dell’analisi sulla continuità familiare della rappresentanza politica.

La Commissione richiama anche il caso dell’ex consigliere Carlo Nastelli. Nella relazione si ricorda che, in una precedente inchiesta della DDA di Napoli, era stato indicato quale presunto mandante, insieme al defunto consigliere Luigi Tommasino, di un’attività estorsiva posta in essere da Sergio Mosca ai danni di un architetto. Pur evidenziando che Nastelli è stato assolto con sentenza definitiva, il documento richiama anche il contenuto della decisione giudiziaria e sottolinea che tali relazioni erano già di dominio pubblico all’epoca della sua candidatura.

Nella relazione trovano spazio anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano, secondo il quale Gennaro Iovino avrebbe rappresentato il referente del clan D’Alessandro all’interno del Comune, mentre i rapporti con la politica sarebbero stati mantenuti anche attraverso il figlio Francesco Iovino, oggi consigliere comunale.

Nel complesso, secondo la Commissione d’accesso, emerge un quadro caratterizzato da relazioni familiari, societarie, frequentazioni e collegamenti che interessano trasversalmente il contesto politico stabiese e che, unitamente alle ulteriori criticità amministrative riscontrate, hanno contribuito a delineare il presupposto per la proposta di scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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