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Gli Stati Uniti sono ufficialmente entrati in una nuova fase di shutdown, il primo in sette anni. A dare la notizia è la Casa Bianca, che attraverso i propri canali social ha diffuso un’immagine con un contatore arrivato a zero, accompagnato dalla scritta “Democrat shutdown!”. La paralisi del governo è stata determinata dal voto del Senato, dove i democratici hanno respinto la proposta di legge dei repubblicani per evitare lo stop delle attività federali.
Nel corso della serata di ieri, i senatori democratici hanno bloccato la misura proposta dai repubblicani con un voto di 55 a 45. Questo ha fatto scattare lo shutdown a partire dalla mezzanotte (le 6 di mattina in Italia). Due senatori democratici, John Fetterman dalla Pennsylvania e Catherine Cortez Masto dal Nevada, sono stati gli unici del loro partito a rompere la linea e a votare a favore della proposta dei repubblicani. D’altra parte, i repubblicani hanno respinto con un voto di 53 a 47 una proposta dell’opposizione che prevedeva l’estensione dei sussidi dell’Obamacare, destinati a scadere alla fine dell’anno, e la cancellazione di alcuni tagli all’assistenza sanitaria introdotti dal “One Big Beautiful Bill” di Donald Trump.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, non ha tardato a reagire. Dopo l’esito del voto, ha accusato i democratici di essere responsabili del blocco del governo, sostenendo che la loro opposizione fosse dovuta alla volontà di evitare che l’amministrazione Trump obbligasse i contribuenti a finanziare l’assistenza sanitaria gratuita per gli immigrati irregolari. “I democratici stanno punendo i propri elettori per difendere gli immigrati illegali. Sono squilibrati”, ha dichiarato Leavitt su Truth, il social media ufficiale della Casa Bianca.
Il governo statunitense ha già avviato la procedura di shutdown, un’impasse che si è concretizzata dopo mesi di difficili negoziati tra il presidente e i legislatori, soprattutto sul tema dei finanziamenti per la sanità. Questo rappresenta il primo shutdown dal gennaio 2019, quando una crisi politica tra repubblicani e democratici portò alla chiusura del governo per 35 giorni, un record nella storia del paese. L’attuale paralisi, che riguarda diversi dipartimenti e agenzie federali, avrà un impatto significativo, coinvolgendo centinaia di migliaia di dipendenti pubblici.
Se il Congresso non riuscirà a raggiungere un accordo sul bilancio entro il 30 settembre, la Casa Bianca potrebbe procedere con licenziamenti permanenti nelle agenzie governative. Questa opzione è emersa da un documento ufficiale pubblicato da Politico, che ha rivelato le intenzioni dell’amministrazione Trump di adottare misure drastiche. Secondo quanto dichiarato da Russell Vought, direttore dell’Ufficio di Gestione e Bilancio (OMB), la scadenza del 30 settembre è cruciale per evitare il blocco completo del governo. Vought ha sottolineato che negli ultimi dieci anni il Congresso aveva sempre approvato un bilancio entro questa data in modo bipartisan, ma ha accusato i democratici di voler interrompere questa consuetudine con richieste irragionevoli, portando il governo verso l’attuale paralisi.

