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Le lunghe giornate passate sotto l’ombrellone, con teli e sdraio sulla sabbia fino al tramonto, stanno lentamente diventando un ricordo del passato. Il “modello spiaggia” che ha segnato le estati europee per decenni è in crisi: lo dimostrano le testimonianze da località balneari spagnole, greche, croate e italiane, dove il tempo trascorso effettivamente in spiaggia si è drasticamente ridotto.
Francesco, romano, racconta il calo di permanenza sulle spiagge della costa di Cadice, in Andalusia: «Le famiglie non si fermano più per ore come un tempo, anche dove le spiagge sono libere». A Ibiza, secondo Lucia, operatrice turistica, i turisti preferiscono esplorare l’isola su scooter o auto a noleggio piuttosto che restare ore sotto il sole. Una tendenza che si ritrova anche a Benidorm, nelle Baleari, fino alle località emergenti della Croazia e dell’Albania, dove si registrano cali nelle presenze in spiaggia dovuti ai costi crescenti.
Il cambiamento non riguarda solo il portafoglio. Il clima, con temperature sempre più estreme, rende meno appetibile restare per ore sotto il sole. Chi può, distribuisce le vacanze durante l’anno, puntando su mesi meno torridi, come ottobre. Una tendenza segnalata anche dal Financial Times, che parla di “coolcations”: viaggi in mete più fresche o in periodi meno caldi.
Secondo il professor Marco Grumo dell’Università Cattolica di Milano, la durata media delle vacanze si è notevolmente accorciata: «Negli anni ’70 duravano anche tre settimane, oggi si è scesi molto. E anche chi va al mare, spesso preferisce attività più dinamiche. L’aumento dei prezzi, inoltre, incide negativamente sulla permanenza in spiaggia».
Il turismo sta cambiando volto: trekking, viaggi culturali e mete alternative stanno sostituendo la classica vacanza stanziale in riva al mare. Così, tra qualche anno, potremmo ricordare le vacanze “tutto il giorno in spiaggia” come oggi ricordiamo le cabine telefoniche o le pellicole fotografiche: un’icona del passato.

