L’attesa è ormai agli sgoccioli. Dopo l’udienza del 27 maggio, il Tar del Lazio è chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato contro lo scioglimento del Comune di Marano per infiltrazioni mafiose, disposto lo scorso settembre dal Consiglio dei Ministri. La decisione potrebbe arrivare da un momento all’altro, anche se appare più probabile che se ne parli nella prossima settimana o in quella successiva.
I difensori dell’ex sindaco Matteo Morra confidano in alcuni punti ritenuti decisivi per smontare l’impianto del Viminale. In particolare, la linea difensiva punta a dimostrare che diversi nomi inseriti nella relazione prefettizia come soggetti borderline o contigui ad ambienti di malaffare sarebbero in realtà incensurati e privi di precedenti. Non solo. Secondo la tesi della difesa, il quinto scioglimento nella storia amministrativa di Marano sarebbe stato fondato su una lettura eccessivamente estensiva della normativa preventiva antimafia, senza che vi fossero inchieste o indagini giudiziarie capaci di attestare un effettivo condizionamento dell’ente da parte della criminalità organizzata.
Argomenti che il Tar del Lazio valuterà con attenzione e che potrebbero incidere sul giudizio finale. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia. Alcuni elementi contenuti nella relazione ministeriale appaiono difficilmente contestabili. Le anomalie registrate nelle procedure antimafia, i ritardi accumulati nell’installazione del sistema di videosorveglianza cittadina, i continui rimpalli di responsabilità tra uffici comunali e, soprattutto, la presenza in giunta e in consiglio comunale di figure già richiamate in precedenti relazioni di scioglimento o legate, direttamente o indirettamente, ad ambienti che nel tempo hanno attirato l’attenzione degli organi di controllo. E poi va sempre ricordato che gli scioglimenti degli enti sono misure preventive e non necessitano di avalli e giustificazioni in sede penale.
Sarà il Tar, ad ogni modo, a stabilire se questi elementi fossero sufficienti a giustificare una misura tanto drastica come lo scioglimento. Tuttavia, al di là delle valutazioni giuridiche, resta una considerazione politica che difficilmente può essere ignorata.
La verità è che Matteo Morra avrebbe potuto evitare di arrivare a questo punto. Già un anno e mezzo fa, e anche molto prima, non erano mancate segnalazioni, osservazioni e richiami – da parte di Terranostranews – sulla necessità di prendere le distanze da alcune presenze considerate ingombranti e politicamente rischiose. Suggerimenti che provenivano anche da chi, da tempo, osservava con attenzione le dinamiche amministrative cittadine. Liberarsi di certe zavorre avrebbe forse consentito di evitare dubbi, sospetti e ombre che poi hanno finito per alimentare il quadro complessivo esaminato dagli ispettori. Così non è stato.
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