Ismael «El Mayo» Zambada è stato rapito: è questa la versione del suo legale texano Frank Perez. Una cattura resa possibile dal tradimento di Joaquin Guzman, uno dei figli de El Chapo.
In una dichiarazione pubblica, quasi che fosse un verbale, il legale ha spiegato la catena di eventi che hanno portato all’imboscata. El Mayo doveva avere un incontro di prima mattina con una persona ma all’appuntamento si sarebbe presentato Joaquin insieme ad un gruppo di almeno sei persone vestiti da «militari». In pochi istanti Zambada è stato gettato a terra, con mani e piedi legati. Qualcuno lo ha poi incappucciato e spinto sul pianale di un pick up. Successivamente lo hanno sistemato all’interno dell’aereo, sempre con le gambe incatenate ad un sedile.
Secondo Perez lo stesso Joaquin si sarebbe dato da fare per bloccare qualsiasi movimento al rivale. Il sequestro lampo è stato seguito dal trasferimento a bordo del velivolo in direzione della piccola pista di Santa Ana, in New Mexico, non distante da El Paso. Ad attenderlo il «comitato d’onore», ovvero agenti federali Usa, schierati con alcuni grandi fuoristrada.
La ricostruzione del sequestro non spiega però come sia stato possibile sorprendere il re della droga. Dove erano le sue guardie del corpo? Non hanno opposto resistenza? Che fine hanno fatto? Possibile che El Mayo sia caduto così facilmente nella trappola?
La storia è solo all’inizio. Sono probabili nuove tesi mentre sono diverse le previsioni delle autorità messicane su quanto potrà accadere nei prossimi giorni. C’è chi teme un’intensificazione della faida tra le cento anime del cartello di Sinaloa e per questo sono stati inviati rinforzi in alcune regioni dove la rivalità è più forte. Non manca neppure un’analisi opposta, meno cupa pur in quadro di violenza sempre diffusa. Quanto al successore di Zambada fonti della DEA indicano la possibile «promozione» del figlio Mayto Flaco, detto anche «Caballero». La saga non è certo finita.























