Putin minaccia ancora l’Occidente: “Finito il mondo dominato dagli Usa”

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«Non andremo indietro». Ma neppure avanti, a giudicare da un discorso tanto atteso quanto simile a quelli che lo hanno preceduto. Se c’era qualche novità fondamentale, è stata coperta dai timidi applausi che si levavano dalla sala del Forum economico di San Pietroburgo. Il suo portavoce Dmitry Peskov aveva allertato su un «intervento estremamente importante» da parte del suo presidente al vertice che fino all’anno scorso era la vetrina internazionale della Russia e oggi sembrava una riunione ristretta dei Paesi non allineati.

Il crollo dell’Occidente

Ma dopo un’ora e mezza di ritardo dovuta a un attacco hacker, che in effetti ha reso quasi impossibile lo streaming dell’evento, Vladimir Putin si è prodotto in un riassuntone abbastanza generico delle puntate precedenti. «L’epoca del mondo unipolare è terminata, questo è ineludibile, nonostante tutti i tentativi di conservarla. Si tratta di un cambiamento naturale della storia, che andrà contro gli stereotipi imposti da un solo centro decisionale, con una sola potenza che controlla gli Stati a lei vicini e fa tutto nel suo esclusivo interesse. Dopo aver vinto la Guerra fredda, gli Usa si sentono i messaggeri di Dio. I suoi governanti sono persone che non hanno alcuna responsabilità ma coltivano solo i propri interessi, creando una corsia a senso unico che rende il mondo instabile».

Questa era la premessa iniziale. Il resto è stato di conseguenza. L’Occidente sta crollando, l’Unione europea è una colonia americana, l’invito agli altri Paesi a liberarsi dal giogo occidentale, le sanzioni non ci fanno alcun male, alcuni progetti per il futuro della Russia, con la promessa di contributi immediati ai cittadini. Siamo alle repliche di un copione ormai ben definito. «Stanno crescendo in varie regioni del mondo Stati dinamici che rifiutano la logica dell’Occidente. Sanno che nulla sarà come prima, anche se qualcuno si aggrappa all’ombra del passato dicendo che il dominio occidentale è eterno. Ma nulla può esser eterno nel nostro mondo. Gli Usa e l’Europa sono prigionieri dei loro errori, per loro tutto il resto è periferia, colonia, retrobottega: considerano gli altri come popoli di seconda categoria. E fanno quel che vogliono, basta ricordare quanto accaduto in Siria, Iraq, ed ex Jugoslavia. Se qualcuno non ci vuole stare, mettono in mezzo di tutto, anche il Comitato olimpico, come hanno fatto con noi, facendoci bersaglio di sanzioni folli».
Le sanzioni

Le sanzioni, gli fanno il solletico. «Volevano spezzare le nostre catene produttive. Non ci sono riusciti. Tutto quello che si dice sullo stato della nostra economia è solo propaganda. Si stanno dando la zappa sui piedi, perché la loro crisi economica, che non è stata certo causata dalla nostra Operazione militare speciale, farà nascere all’interno dei loro Paesi elementi radicali e di degrado che nel prossimo futuro porteranno a un cambio delle élite. L’Unione europea ha perso la propria sovranità, e sta danneggiando la sua stessa popolazione, ignorando i propri interessi. Le nostre azioni nel Donbass non c’entrano niente, l’inflazione e il calo delle materie prime sono il risultato dei loro errori di sistema. Ma loro usano il Donbass come una scusa che gli permette di attribuire a noi tutti gli errori fatti in questi anni».

La crisi alimentare non riguarda la Russia. Colpa dell’Occidente, che ha imposto sanzioni alla Russia, chissà per quali ragioni. «Pesa sulla coscienza degli Usa e degli eurocrati», ha ribadito per l’ennesima volta Putin, aggiungendo che l’Ucraina non possiede grano sufficiente a risolvere la situazione, mentre il suo Paese potrebbe aumentarne l’esportazione da subito, passaggio che ha fatto pensare a una implicita proposta rivolta ai soliti nemici, che «non lesinano risorse per trasformare l’Ucraina in una piazza d’armi, ma non gli importa nulla della popolazione».

Sull’«operazione speciale»

Solo dopo mezzora buona di discorso è stata citata la guerra, che per altro in questi giorni di convegno della Davos russa sembra non esistere. «È stata la decisione di un Paese sovrano basata sul diritto di difendere la propria sicurezza. E i nostri obiettivi saranno senz’altro raggiunti». Anche qui, tutto già sentito. A voler proprio cercare un elemento di novità, è possibile trovarlo nel fatto che la parola più citata è stata «sovranismo», declinato in ogni possibile modo. «La Russia è uno Stato orgogliosamente sovrano, per il quale è importante proteggere la sua economia, oltre che rafforzare la propria identità nazionale. Proprio per questo, le sanzioni non funzionano con noi. Ossessionato dal mito dell’indebolimento della Russia, l’Occidente è caduto da solo nella trappola, usando un’arma a doppio taglio».
«Le regole del nuovo Ordine mondiale saranno decise da Stati sovrani forti, che non si muovono su una traiettoria già tracciata da qualcuno. Solo loro potranno farlo. Gli altri, saranno destinati a rimanere una colonia senza diritti».

La parte più interessante sull’Ucraina è venuta dopo, durante la conversazione sul palco con Margarita Simonyan, direttrice di Russia Today. «Noi abbiamo agito rispettando le regole internazionali, seguendo il precedente del Kosovo. Se una parte di un Paese vuole staccarsi, può farlo in modo legittimo. Con il Donbass è la stessa cosa». «Abbiamo sempre detto che non siamo contrari all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, anche se pensiamo che questa scelta potrebbe danneggiare Kiev, che rischia di diventare un’altra colonia. Affari loro». «Non vogliamo trasformate le città che liberiamo in Stalingrado, per cui stiamo agendo con molta cautela, evitando di colpire i centri direzionali». «Noi non minacciamo nessuno, ma tutti devono sapere che armi abbiamo e cosa siamo disposti a usare se qualcuno colpirà la Russia».

Le promesse di Putin

Andrà tutto bene, dunque. Ma la ricetta di Putin per il futuro economico e sociale della Russia è sembrata alquanto generica, un misto di promesse alle aziende private di tutti i Paesi, alle quali ha assicurato che saranno eliminati controlli di alcun genere, e piani quinquennali di sviluppo fatti con denaro pubblico. «Lavoriamo in prospettiva, realizzando piani a lunga scadenza. Non imboccheremo mai la strada dell’autarchia, ma collaboreremo con i Paesi desiderosi di farlo, e sono tanti, nonostante la malcelata pressione e le minacce esplicite degli Usa nei loro confronti».

Ad ascoltare il suo programma c’era la pattuglia degli oligarchi e dei leader dei pochi Paesi amici al gran completo, compresi quelli che avevano fatto timide dichiarazioni contro la guerra, come il re dell’alluminio Oleg Deripaska, che aveva annunciato la sua assenza dicendo che preferiva raccogliere ciliegie nella sua tenuta, e invece è stato visto applaudire spesso. Ai magnati di nuova generazione, Putin ha rivolto un messaggio esplicito. «Stare a casa è più sicuro. Coloro che sono andati via, hanno perso molto. Non dovete cadere sempre nello stesso errore: investite qui, in Russia, per creare nuovi posti di lavoro, come fecero i grandi mecenati dell’Ottocento». Tutto qui. Chi si aspettava piccoli spostamenti di prospettiva, deve prendere atto di un discorso monolitico, che allontana ancora di più ogni possibile speranza di cambiamento a breve termine. Sarà ancora lunga. Ma su questo non c’erano dubbi.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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