Regionali, Bove (Italia Viva): “Investire sul territorio è la sfida della Sanità del futuro”

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Questa pandemia ci ha insegnato che il Covid-19 deve essere governato dal lato ospedaliero per curare chi si trova in gravi condizioni e da quello territoriale per contenere il contagio e limitarne la letalità.

I modelli regionali che si sono dimostrati più efficaci sono quelli che hanno coinvolto maggiormente il territorio, e certamente la qualità delle cure ospedaliere deve passare da una gestione territoriale efficiente.

La Regione Campania, con il Decreto n. 83 del 31/10/2019 sul nuovo Piano Regionale della Rete di Assistenza Sanitaria Territoriale 2019 – 2021, ha fissato le azioni future per la riforma del modello organizzativo della medicina territoriale, con le Aggregazioni Funzionali Territoriali degli studi dei Medici di Famiglia, e la garanzia di un servizio h12 (dalle 8 alle 20) alla cittadinanza.

La nuova Medicina Territoriale, secondo il Piano, sarà incentrata sull’assistito attraverso strutture dedicate che devono garantire la sua totale presa in carico, con la continuità delle cure e l’integrazione socio- assistenziale, diminuendo contestualmente il ricorso alle cure ospedaliere.

Questa è la sfida del futuro per il nostro servizio sanitario regionale, legata indubbiamente all’aumento della popolazione anziana e al conseguente incremento delle malattie croniche e invalidanti.

Allo scopo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza distrettuali in maniera uniforme sull’intero territorio, ciò ha determinato una crescita inarrestabile del consumo di risorse economiche in sanità, causa il continuo progresso in campo diagnostico e terapeutico.

Infatti ogni anno la domanda di salute dei cittadini della Regione Campania trova nei c.d. tetti di spesa un vuoto legato all’insufficienza degli stessi, che determina nelle fasce deboli dell’utenza una grave conseguenza, che è la rinuncia alle cure, contravvenendo a un dogma costituzionale, rappresentato dal diritto alla salute.

Solo l’analisi del bisogno di salute del territorio può garantire una corretta programmazione dei volumi di prestazioni e correlati limiti di spesa annuali e la continuità delle cure per tutto l’anno solare.

La fissazione dei tetti di spesa deve necessariamente seguire quindi il diverso criterio della programmazione del fabbisogno di prestazioni sanitarie rilevato a livello distrettuale, al fine di perseguire il tendenziale abbattimento delle liste di attesa esistenti nelle diverse branche specialistiche.

Certamente una più intensa alleanza pubblico- privato può essere da volano per quella innovazione nell’assistenza territoriale.

Nota stampa

 

 

 

 

 

 

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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