Genero e suocero uccisi in piazza dopo la lite al bar a colpi di mazza

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I rintocchi del quarto alle sedici hanno coperto le fucilate che hanno messo fine alla vita di Mario Morgillo e del genero, Andrea Romano. Un bagno di sangue nel piccolo comune di Durazzano, duemila anime incastrate tra le provincie di Benevento e Caserta. Lì dove Morgillo, agricoltore di Santa Maria a Vico, aveva trovato «rifugio» dopo essere stato arrestato col figlio, Gennaro, e poi mandato fuori provincia dal giudice. Ieri, alle quattro meno un quarto, Morgillo senior è morto per mano di Francesco D’Angelo, insieme al marito della figlia, Romano, camionista 49enne. Dopo che, pare, la vittima e suo genero gli avevano frantumato il lunotto del furgone a colpi di mazza. Prendersela con le macchine, peraltro, nel Sannio è cosa assai comune. Gli incendi di veicoli sono uno dei metodi più comuni di vendetta. Ma D’Angelo si era organizzato e poco dopo aver visto il vetro del Ducato finire in mille pezzi ha risposto. Con un fucile. Non c’è stato scampo per Morgillo e per suo genero. Una terza persona, forse il figlio dell’anziano, è riuscita miracolosamente a salvarsi. E quanto accaduto in piazza, a pochi passi da un bar e dal Municipio, è stato riscritto in meno di due ore dai carabinieri del comando provinciale sannita, diretto dal colonnello Alessandro Puel, coordinati dalla Procura di Aldo Policastro. Prima ancora che scoccassero le 18, due ore dopo il duplice omicidio, l’assassino aveva un nome e un volto. Ed è finito agli arresti.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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