Sono state consegnate formalmente oggi ai vertici della polizia municipale le chiavi della piccola fabbrica di prodotti dolciari (cioccolato) ubicata nell’area confiscata alla camorra, la stessa dove sorge l’isola ecologica non ancora attivata. La chiusura del capannone, da ritenersi parte acquisita a suo tempo dal Comune che ebbe il bene dall’agenzia nazionale dei beni confiscati alla criminalità, è considerato requisito essenziale per l’apertura del sito di stoccaggio temporaneo. Il taglio del nastro è atteso da “soli” sette anni. I macchinari all’interno dell’azienda, come da accordi intercorsi tra i titolari e l’ente cittadino, saranno rimossi nell’arco di qualche settimana. Le operazioni sarebbero già state avviate, ma si concluderanno (salvo sorprese) entro dieci giorni.
Quanto all’apertura dell’isola ecologica, agognata da tutti i residenti, dovremmo essere alle battute conclusive. Ma dietro l’angolo (trattandosi del Comune di Marano) potrebbero spuntare nuovi intoppi. L’ente ha ottenuto da tempo il via libera dell’Asl e dell’Arpac, ma ora pare che l’istruttoria non sia corredata dall’autorizzazione unica ambientale (Aua), da alcuni ritenuta non necessaria e da altri indispensabile. Sarà questo l’ennesimo intoppo verso l’apertura? Chi vivrà, vedrà.
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