E’ Teodoro Giannuzzi, 37 anni, il nuovo collaboratore di giustizia che starebbe fornendo agli inquirenti della Procura di Napoli elementi utili da utilizzare contro il gruppo malavitoso degli Orlando. Giannuzzi sarebbe uno degli assi nella manica dei magistrati napoletani, che sembrano orientati ad impugnare la sentenza di primo grado con la quale, due giorni fa, il gip Antonio Tarallo ha in parte ridimensionato il teorema investigativo alla base della prima ordinanza di custodia cautelare.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, di cui non si conosce il contenuto, sono state già raccolte e inserite nel fascicolo del processo di primo grado, celebrato con il rito abbreviato, ma di quelle rivelazioni si potrà tener conto soltanto in una nuova fase processuale (processo d’appello) o nel caso in cui il pubblico ministero Mariella Di Mauro, titolare dell’inchiesta, richiedesse al gip di adottare una nuova ordinanza di custodia cautelare. Ma chi è Teodoro Giannuzzi? Non certo un boss o un personaggio di primissimo livello della camorra napoletana. Nel 2006 fu arrestato a Quarto dai carabinieri del comune flegreo, che gli notificarono un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Modena per traffico di droga. Giannuzzi ha poi scontato una pena di 3 anni e 10 mesi di reclusione.
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