Parlano di «vuoto motivazionale», di mancanza di valutazione critica delle singole posizioni prese in esame, di assenza di un raccordo tra le accuse depositate e il ruolo svolto dai singoli indagati.
Oggi, a distanza di una settimana dalla scarcerazione, è possibile conoscere i motivi che hanno spinto il Riesame a dare una spallata all’ultimo blitz in terra di faida. Nessun tono polemico, linguaggio misurato da parte dei giudici della decima sezione, siamo nel pieno delle regole della giurisdizione che impongono una valutazione degli atti su richiesta delle parti. Di fatto però risultano pesanti i rilievi mossi al gip, quando si cerca di ricostruire i capitoli della misura cautelare firmata lo scorso luglio dal giudice De Stefano. Scrivono i magistrati del Riesane: «Il giudice di prime cure, operata una premessa sull’origine delle investigazioni, ha poi riportato, sino a pagina 29, la descrizione e la ricostruzione dei fatti alla luce delle risultanze di indagine, ivi inclusi i verbali delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Antonio Accurso, Paolo e Michele Caiazza, ed i testi delle conversazioni captate in ambientale in data 19 marzo del 2014, all’interno dell’abitazione di Giuseppe Riccio».























