A volerla guardare in positivo si può mettere così: nei tribunali di Napoli (la sede centrale e quello di Aversa-Napoli Nord istituito tre anni fa) la tanto vituperata lentezza dei giudici produce sentenze a un ritmo più alto di quanto il sistema giustizia sia in grado di assorbire. Ma sui dati forniti dal presidente della Corte d’Appello, Giuseppe De Carolis, in una lettera al ministro Andrea Orlando e rilanciati ieri dal vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, il campanello d’allarme suona forte: «Nel distretto ci sono oggi 50 mila sentenze definitive non eseguite, di cui 20 mila di assoluzione e 30 mila di condanna», sottolinea Legnini. E tra le condanne, ribadisce De Carolis, «12mila riguardano esecuzione di pene detentive. Migliaia di persone che — se le condanne superano i due anni — dovrebbero essere in carcere e invece non ci sono i mezzi per dare seguito alle sentenze. Le soluzioni ci sono, ma occorre far presto».
Il ministro muove gli ispettori
Il ministro Orlando ha già disposto l’invio degli ispettori: «Stiamo prevedendo una serie di misure di rafforzamento della presenza del personale di cancelleria, ma distretti che hanno uguali scoperture non hanno accumulato questo ritardo». «Una nuova ispezione è inutile. La causa è chiara: la mancanza di personale amministrativo», ribatte il consigliere del Csm, ed ex pm anticamorra, Antonello Ardituro. Navigando più in profondità nei dati, la situazione si aggrava. Intanto le condanne ineseguite riguardano spesso più persone alla volta, quindi il numero di «detenuti virtuali» va rivisto al rialzo. Poi c’è un fattore economico, sottolineato dal procuratore generale di Napoli, Luigi Riello: «Si parla anche di confische non eseguite, con il duplice aspetto che beni sotto sequestro restano a carico dello Stato per la gestione e non producono introiti con le possibili vendite. E mancata esecuzione significa anche mancato incasso delle pene pecuniarie». Le ragioni di questo disastro sono diverse.
Il Corriere





























