La crisi dei centri privati accreditati che assicurano ogni giorno terapie oncologiche e prestazioni essenziali per migliaia di pazienti campani si trascina ormai da settimane, mentre lo scontro con la Regione resta senza una soluzione. Una situazione che rischia di trasformarsi in una vera emergenza sanitaria, perché dietro i numeri, i contratti e le questioni economiche ci sono persone malate che non possono permettersi di aspettare.
Il nodo riguarda la sostenibilità delle strutture, i rapporti economici con la Regione, la programmazione delle risorse e i fabbisogni assistenziali. Ma il rischio più grave è che le conseguenze della vertenza finiscano direttamente sui cittadini. In particolare sui pazienti oncologici, per i quali la continuità delle cure rappresenta un elemento fondamentale e non può essere subordinata a una guerra di carte, delibere e rinvii.
Da settimane le strutture private accreditate chiedono risposte e certezze. Dalla Regione, però, non è ancora arrivata una soluzione capace di chiudere definitivamente la partita. Il tempo passa e la tensione cresce, mentre il 15 settembre si avvicina come una scadenza che potrebbe avere conseguenze pesantissime sull’intero sistema sanitario campano.
Il presidente Roberto Fico e la Regione hanno il dovere di intervenire prima che la situazione precipiti. Non è accettabile che una vertenza amministrativa ed economica possa arrivare a mettere in discussione la regolarità delle prestazioni sanitarie e, soprattutto, la continuità delle terapie per i pazienti più fragili.
La politica non può limitarsi a registrare lo scontro tra le parti: deve trovare una soluzione. E deve farlo rapidamente. Perché quando si parla di oncologia non esistono prestazioni semplicemente “rinviabili”: dietro ogni terapia c’è un paziente, una famiglia e una battaglia per la vita.
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