MARANO, UNDICI MESI DI COMMISSARI. UN FALLIMENTO SENZA PRECEDENTI. DECINE DI COSE NON FATTE O VISTE

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Un commissariamento fallimentare, che non ha inciso e non inciderà più di tanto. Sono trascorsi undici mesi dall’arrivo dei commissari, giunti a Marano dopo lo scioglimento della giunta Visconti (che per nulla aveva brillato e che nessuno rimpiange). Undici mesi segnati da difficoltà di ogni genere, dalle arcinote problematiche finanziarie e di organico in municipio, eppure – nonostante il quadro fosse critico – ci si aspettava molto di più dalla triade.

Nomine inquietanti o contestate, in alcuni casi avallate proprio dai commissari, ufficio tecnico ancora “invaso” da ex consiglieri sciolti per camorra, spesso ben tollerati da alcuni dipendenti comunali. Provvedimenti lenti, lentissimi su buche e perdite idriche.

Ma non è tutto: l’ente in default finanziario non incamera i canoni di fitto dagli imprenditori del Pip che sottoscrissero un regolare contratto con il Comune. I commissari o chi per loro non hanno ancora capito che il complesso (ad oggi, come sancito da una rescissione contrattuale e da un successivo provvedimento giudiziario) è del Comune, almeno in larga parte e nella parte non confiscata.

L’ente non fa chiarezza sulla consegna dei loculi, attesi ormai da oltre dieci anni. L’ufficio tecnico comunale, oggi gestito da tal Martino, non prende in esame le sollecitazioni di chi vorrebbe optare per il riscatto del diritto di superficie (case costruite da cooperative che non erano proprietarie dei suoli). Potrebbero entrare tanti soldini ma, nonostante un vecchio atto dell’ex dirigente Di Pace, che invitava i cittadini a recarsi in municipio per chiedere l’avvio della pratica, nulla si sta facendo.

Nulla si è fatto per il Galeota, bene del Comune ancora in parte occupato. Nulla si sta facendo per i commercianti che aprono attività di vicinato ma le trasformano in medie strutture. Nulla per trovare uno straccio di comandante (effettivo) per la polizia municipale. Nulla sugli inquinatori, ancora tanti, di via Corree di sotto e zone limitrofe, nonostante le prime operazioni siano partite oltre due anni e mezzo fa. L’ultima parte di territorio, che doveva essere verificata, è stata di fatto graziata.

Nulla per l’affidamento di alcune case abusive acquisite da anni dal Comune. Nulla per mettere in archivio lo scandalo dei pagamenti dei canoni di locazione per i proprietari di strutture abusive in cui sono allocate scuole comunali. Nulla per lo stadio comunale, chiuso ormai da un anno. Nulla per l’occupazione illecita di suolo pubblico, ormai a livelli anni Ottanta anche nei pressi del municipio. Nulla per stanare le migliaia di furbetti o ladri dell’acqua pubblica. Nulla per mettere in sesto le strade più sgangherate.

Cosa si è fatto? Qualche sporadico blitz antibusivismo coordinato dal sovraordinato Maiello, comandante ad interim della municipale, qualche riunione e tentativo di mettere ordine nel caos dei beni confiscati e qualche taglio di tabelle (ma il grosso è ancora lì) di aziende confiscate. Ma si tratta di azioni (positive) che non hanno avuto continuità. C’è un mare di abusivismo in giro, un mare di aree standard occupate illegalmente, un mare di situazioni – anche interne a determinati uffici – che potevano e dovevano essere prese in esame. Anche i carabinieri potrebbero dare una mano in tal senso, ma ad oggi manca il necessario raccordo, la necessaria pianificazione. Il territorio lo conoscono in pochi, le magagne anche. Le forze dell’ordine, tutte, devono essere al di sopra delle partiti e agire, eventualmente, contro tutto e tutti, anche contro lo stesso Ente se necessario. Non possono limitarsi (ci riferiamo alle situazioni amministrative) ad attendere solo le segnalazioni “istituzionali”. Non va bene così, non va per niente bene.

 

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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