L’angolo della prof. Bullismo e scuola: spesso si banalizza o si esagera

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Il bullismo, al pari di altri fenomeni o tendenze, è antico quanto l’uomo: in quest’ultimo infatti è insita spesso la voglia di prevaricare, di affermare il suo potere sul simile per compensare vuoti e mancanze.
Da un po’ di anni però su questi eventi si sono accesi i riflettori che hanno spinto gli addetti del mestiere quali psicologi, e non solo, a monitorare le situazioni nelle scuole.
Un’azione giusta se fatta in sinergia con l’ istituzione scolastica che è una realtà complessa, dove ogni giorno convivono centinaia di persone di età e livelli culturali differenziati, ciascuno con i propri bisogni e i propri vissuti.
A scuola ci si reca per imparare ma molto spesso, questa priorità viene sostituita dall’ esigenza di portare a casa il voto sufficiente o soddisfacente e questo genera ansia, tensione, e non saputo gestire dai docenti in classe e dai genitori a casa.
La scuola spesso rappresenta il momento nel quale l’ adolescente si confronta con i suoi simili e lo fa da solo, senza mamma e papà: un confronto basato sui criteri della bellezza, del fascino sull’ altro, della buona riuscita nelle verifiche, della simpatia, della forza.
Molti ragazzi non sempre riescono, in questo confronto, ad avere un atteggiamento equilibrato ed alcuni di essi hanno bisogno di affermare la propria forza che poi si configura come una gigante debolezza.
Nascono così i fenomeni di bullismo che non sono tutti uguali e non hanno tutti la stessa entita’ perché a volte, il più delle volte, sono solo piccoli scherzi .

I genitori però di questo tempo non indugiano ma corrono subito ai ripari: entrano a gamba tesa nelle dinamiche infantili e adolescenziali e proteggono, applicando una protezione che non fa crescere.
Non si vuole banalizzare il fenomeno ma si ritiene che spesso ai ragazzi va data la possibilità di ” testare” la propria capacità di affrontare la  difficoltà, di misurare la propria forza, di saper reagire scegliendo percorsi basati sulle regole civili o anche sull’ ignorare.
Dovremmo imparare a lasciar camminare da soli i nostri ragazzi, osservandoli da lontano e intervenendo solo quando è veramente necessario.
La scuola è una palestra di vita che ci prepara all’inserimento in una società non sempre benevola nei nostri riguardi ma dalla quale, molto spesso, non possiamo fuggire né tanto meno ricorrere ai nostri genitori per farci aiutare.

Prof.ssa Annamaria Schettino

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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