Parlamento, un esercito di “pezzenti” non vuole il voto anticipato perché attende il vitalizio. Difficile che Draghi possa a breve sostituire Mattarella

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E’ realmente difficile credere, come scrive qualche quotidiano, che nell’autunno del prossimo anno, con la legge di bilancio da scrivere, a qualcuno venga in mente di far saltare governo e Camere per portare gli italiani ai seggi sotto Natale. Stesso motivo per cui è azzardato prevedere che a febbraio sia proprio Mario Draghi a prendere il posto di Sergio Mattarella: di tutti gli eventi possibili, il suo trasloco è quello che più metterebbe in pericolo la legislatura, e con essa il vitalizio dei parlamentari di prima nomina. È questo assegno, infatti, la variabile da tenere presente: più degli schieramenti di partito, dei vincoli di coalizione e di ogni nobile ragione della politica. La questione riguarda tutti i neoeletti: 690 su un totale di 950 parlamentari, appunto. Ossia un esercito di 446 deputati e 244 senatori, il 71% degli inquilini di Montecitorio e il 76% di quelli di palazzo Madama. Per loro vale il sistema previdenziale introdotto nel 2012.

Il meccanismo prevede che la pensione dei nuovi eletti sia erogata al compimento dei 65 anni, che possono scendere sino a 60 in caso di ulteriori mandati. Ciò che conta in questa fase, però, è che i parlamentari potranno richiedere il vitalizio solo se avranno svolto l’incarico per cinque anni. Che, in virtù del sistema di calcolo adottato, diventano 4 anni, 6 mesi e un giorno, da raggiungere in una o in più legislature. I parlamentari che non ci riuscissero perderebbero completamente i contributi versati. E si tratta di molti soldi: per un deputato che arrivasse a quattro anni e sei mesi di mandato, la somma corrisponde a circa 50mila euro. Di quei 690 neoeletti, la grandissima parte, 661, è entrata in carica all’inizio della legislatura.

 

L’incentivo a tenere in piedi la legislatura è reso ancora più alto dalla bassa probabilità di essere rieletti, conseguenza della riduzione del numero dei parlamentari che scatterà al prossimo giro: se ne andranno in 945, ne entreranno 600. Ovviamente, la paura è più forte nei partiti che dal marzo del 2018 ad oggi hanno perso più consensi.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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