E’ realmente difficile credere, come scrive qualche quotidiano, che nell’autunno del prossimo anno, con la legge di bilancio da scrivere, a qualcuno venga in mente di far saltare governo e Camere per portare gli italiani ai seggi sotto Natale. Stesso motivo per cui è azzardato prevedere che a febbraio sia proprio Mario Draghi a prendere il posto di Sergio Mattarella: di tutti gli eventi possibili, il suo trasloco è quello che più metterebbe in pericolo la legislatura, e con essa il vitalizio dei parlamentari di prima nomina. È questo assegno, infatti, la variabile da tenere presente: più degli schieramenti di partito, dei vincoli di coalizione e di ogni nobile ragione della politica. La questione riguarda tutti i neoeletti: 690 su un totale di 950 parlamentari, appunto. Ossia un esercito di 446 deputati e 244 senatori, il 71% degli inquilini di Montecitorio e il 76% di quelli di palazzo Madama. Per loro vale il sistema previdenziale introdotto nel 2012.
L’incentivo a tenere in piedi la legislatura è reso ancora più alto dalla bassa probabilità di essere rieletti, conseguenza della riduzione del numero dei parlamentari che scatterà al prossimo giro: se ne andranno in 945, ne entreranno 600. Ovviamente, la paura è più forte nei partiti che dal marzo del 2018 ad oggi hanno perso più consensi.
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