Processo Pip, si chiude l’ultimo round con i difensori di Di Guida e Giannella. A fine mese la sentenza

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Ultime arringhe difensive, ultimo round al processo Pip. Tra ieri e oggi Antonio Briganti e Lelio Della Pietra, difensori degli imputati Antonio Di Guida e Oliviero Giannella, hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti. I due imputati sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa con il clan Polverino. La sentenza, dopo una breve replica del pm Maria Di Mauro, sarà resa nota entro la fine del mese.

Della Pietra, difensore di Giannella, ha giocato la carta di un’intercettazione in cui il boss Giuseppe Polverino, a colloquio in carcere con la moglie Filomena, riferisce alla consorte di non indicare Giannella quale perito per un processo a suo carico, ma di gradire un altro professionista del territorio (deceduto da qualche tempo, ndr), ritenuto più affidabile. “Un aspetto importante – ha argomentato in aula il penalista – che la Procura di Napoli ha completamente ignorato”.

Della Pietra ha poi aggiunto che i rapporti tra il suo assistito e i cugini Salvatore Polverino e Antonio Visconti, quest’ultimo titolare di un capannone nell’area industriale oggetto dell’inchiesta della Dda, erano esclusivamente di carattere lavorativo e chiarito, dal suo punto di vista, alcuni passaggi relativi alle società in cui Giannella e Di Guida sono soci.

Questo in estrema sintesi.

L’avvocato Briganti, difensore di Di Guida, ha invece contestato le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui quella di Roberto Perrone, ex braccio destro di Polverino, e di Giuliano Pirozzi del clan Mallardo, che in alcuni passaggi avevano tirato in ballo l’ex assessore provinciale di Forza Italia nonché imprenditore edile.

“Non era Di Guida il referente politico dei Polverino – ha argomentato Briganti, in riferimento a un episodio in cui Di Guida sarebbe vittima di un’aggressione da parte di un affiliato dei Polverino – l’uomo indicato da Perrone è in realtà Biagio Iacolare (ex vicepresidente del Consiglio regionale, non imputato in questo processo, ndr). Il pentito ha confuso le persone”.

E ancora: “Le attività imprenditoriali di Di Guida non sono finanziate dai Polverino. Erano soldi di Di Guida, come si evince chiaramente dalla documentazione presentata”. Briganti, che ha discusso per diverse ore, si è soffermato anche sul caso Villa dei Gerani e sul complesso residenziale realizzato da Di Guida a Villaricca e alla cessione di un appartamento a un affiliato ai Polverino. Un episodio che entrambi i legali hanno bollato come pure estorsione subita da Di Guida, che non pagò in soldi ma con una casa.

Ecco cosa disse in aula Di Guida qualche mese fa proprio in relazione a questa vicenda.

“Tra il 2007 e il 2008 si presentò l’ingegnere Giannella al cantiere e mi disse che avevamo passato il guaio. Purtroppo, mi disse, si è presentato un certo Ciccio Pertuso (Sabatino Cerullo, ndr) del clan Polverino a Marano. Io chiesi cosa c’entrassero i Polverino a Villaricca? E spiegai che avevamo già pagato l’estorsione al clan di Villaricca. I Polverino volevano 200 mila euro dal cantiere di Villaricca perché noi eravamo di Marano, perché noi vivevamo a Marano, respiravamo a Marano. Io non l’ho subita personalmente l’estorsione – racconta ancora Di Guida –  altrimenti l’avrei denunciata. Mi hanno convinto a pagare ma io non volevo pagare; per me non era dovuta”. Un’estorsione non pagata con il denaro ma con un appartamento intestato a Biagio Cante (clan Polverino, ndr). Di Guida, incalzato dal giudice Chiaromonte, prosegue: “Ci sono le intercettazioni. Nelle intercettazioni io dico che non ne voglio sapere niente. Era un problema non creato e non gestito da me, ma da Pasquale mio cugino e Giannella. A Giannella dissi di definire solo i conti con i Polverino, poi per il resto avremmo visto come fare con l’appartamento. Io volevo denunciare, non volevo sapere niente di questa gente. Io da moltissimi anni sono andato via da Marano, da tempo abito a Licola – ha osservato Di Guida – A Marano non ho costruito più dall’anno 2000″.

Sulle contestazioni alle parole del pentito Perrone, giova tuttavia fare alcune precisazioni. Il collaboratore di giustizia, in una fase successiva, ha chiarito che effettivamente non fu Di Guida a subire l’aggressione bensì Iacolare. Il Perrone, in relazione alla figura di Giannella, ha invece affermato che l’ingegnere era particolarmente in sintonia con Antonio Polverino, meglio noto come “Zi Totonno”. E non con il nipote Giuseppe, capoclan intercettato in un colloquio in carcere con la moglie.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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