L’opinione. Mattarella troppo morbido con Conte. In passato, quando c’era Napolitano, non fu così

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla fine delle consultazioni, il 10 dicembre 2016, al Quirinale (VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)
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Cinque giorni per raccattare altri senatori. Questo è il tempo concesso a Conte da Mattarella, che ha concesso al premier ciò che ad altri non era mai stato concesso. Cinque giorni e poi Alfonso Bonafede, il ministro della Giustizia, sottoporrà alle due assemblee parlamentari la relazione sulla giustizia, della quale regge il ministero. Italia Viva, astenutasi martedì, consentendo la sopravvivenza a Conte, stavolta voterà contro. E allora? Davvero è possibile immaginare un uomo come Sergio Mattarella essere neutrale su quel che neutrale non è, cioè il palese voto di scambio non di politica ma di vettovaglie, di quei cascami della politica che sono inevitabili ma non possono erigersi ad asse portante di un governo che abbia un minimo di legalità repubblicana. Legalità è una parola esagerata. Diciamo decoro. A leggere i resoconti di quel che sta accadendo sul Colle più alto, si percepisce l’amarezza del Capo dello Stato. Si dice che la «sua moral suasion si sta esaurendo». Alcuni sostengono che abbia dato i quindici giorni a Conte per consolidare la maggioranza con innesti che rimedino alla debolezza di una «minoranza assoluta», qual è quella determinatasi al Senato con 156 voti a favore invece dei 161 richiesti dalla prassi anche se non dalla lettera del regolamento. In effetti Silvio Berlusconi nel novembre del 2011 alla Camera ottenne la maggioranza relativa ma mancò di soli due voti quella assoluta. A differenza di Conte, Berlusconi si recò al Quirinale immediatamente. Non si è mai capito se fu lui a dimettersi o fu Giorgio Napolitano a imporgli le dimissioni, «disciplina e onore».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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