Se ne era iniziato a parlare con una certa insistenza a inizio giugno e anche più di un istituto demoscopico si era messo al lavoro per capire quante potesse valere una lista elettorale del presidente del Consiglio.
A quanto pare, i numeri raccolti negli scorsi mesi da Emg, Ixè e YouTrend devono aver convinto l’avvocato del popolo; nei sondaggi, infatti, il suo partito (Con-te) registrava consensi tra il 12% e il 15%.
Rumors, indiscrezioni e smentite. A metà del mese di giugno, intervistato da La Repubblica, il premier giallorosso smentita seccamente la possibilità di vederlo fondatore e leader di una propria formazione politica: “Io sono qui non per interessi personali o per coltivare un mio partito, o per favorire miei amici e conoscenti, ma per svolgere questo servizio. Un incarico di rilievo diventato ancora più gravoso per l’emergenza. Sarebbe folle da parte mia dedicare anche solo un minimo di energie a questi pensieri”.
Le cose, però, sembrano essere cambiate. Con il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico in crisi di consenso – per i giallorossi l’appuntamento elettorale delle Regionali sarà un bivio cruciale – l’attuale inquilino di Palazzo Chigi si sarebbe convinto.
In tutti questi mesi, nonostante le perenni liti all’interno della maggioranza giallorossa – e la gestione non troppo brillante dell’emergenza sanitaria ed economica causa pandemia di coronavirus –, Conte gode ancora di un alto gradimento da parte degli italiani. Un gradimento che potrebbe, appunto, convertire in voti. Potenzialmente, visti gli ultimi sondaggi, un partito personale del premier potrebbe intercettare più voti di quello stesso M5s che lo indicò come premier nella primavera del 2018.
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