Lo scandalo Palamara e le chat: il consigliere aiutò anche il giudice Mescolini, che lo definì “Re di Roma”

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Anche il calcio, una passione comune, nelle loro conversazioni diventa metafora di una partita che deve concludersi con il gol auspicato da entrambi: la nomina di Marco Mescolini a procuratore capo di Reggio, poi sancita nel plenum del Csm del 4 luglio 2018. E lui, Mescolini, perché la vittoria si concretizzi, si rivolge all’ex consigliere del Csm Luca Palamara, al centro di un’inchiesta sulle presunte nomine pilotate delle toghe in base ad accordi politici (e nella quale Mescolini non è indagato). Uno scandalo che ha visto anche le dimissioni del giudice reggiano Gianluigi Morlini un anno fa dal Csm, in cui guidava la quinta commissione – deputata ad assegnare gli incarichi dei magistrati -, e di recente pure dall’Anm.

Dopo le chat anticipate in maggio Il Resto del Carlino è entrato possesso di altre da cui emerge un carteggio tra Mescolini e Palamara via whatsapp nella prima metà del 2018. Mescolini, all’epoca pm della Dda di Bologna impegnato nel processo di ‘ndrangheta ‘Aemilia’, era stato nominato nell’ottobre 2017 nella commissione del Csm come candidato alla carica per la Procura reggiana, ma dovranno passare mesi prima della ratifica. In ballo c’è anche Alfonso D’Avino, che poi sarà collocato come procuratore a Parma dopo un accordo spartitorio tra i magistrati rappresentanti delle varie correnti.

Il 14 febbraio 2018 era prevista una seduta per la nomina, ma Mescolini non va in porto. Il giorno dopo lui scrive a Palamara: “Per informazione praticamente tutti a parte me e il napoletano hanno revocato”. Potrebbe essere un’allusione a D’Avino, che viene proprio dalla città partenopea. E scherza: “Cambio casacca, al massimo mi faccio bianconero”. “Mai!”, gli ingiunge Palamara, che con Mescolini condivide l’appartenenza a Unicost, corrente centrista della magistratura. “Sempre giallorosso!”, dice il capitolino Palamara. E l’altro: “Cesenate… vero… vado d’accordo con tutti. Soprattutto detesto i gobbi locali”.

Il gioco di squadra proseguirà fino a luglio, concludendosi con i risultati auspicati: nel frattempo Mescolini chiederà e otterrà più volte informazioni e rassicurazioni sui tempi della sua nomina. Il 21 febbraio lo prega: “Su Reggio fai di tutto per chiudere se puoi. È importante per tutto”. Palamara replica: “Grande Marco, faremo il possibile ma tutto sotto controllo anche se non votiamo oggi”. E il pm: “Dobbiamo votare oggi se riesci. Poi ti spiego. Non ti romperei se non fosse vitale”. “Tutto sotto controllo” è una rassicurazione che Palamara dà spesso a Mescolini, che lo interpella anche il 17 aprile, raccontando di “essere piegato a scrivere la requisitoria per il processo…”, precisando però: “Ci sono sempre”.

Il 24 il pm della Dda chiede se ci siano “problemi o questioni burocratiche per terminare le graduatorie”. Palamara risponde: “Solo ed esclusivamente questioni burocratiche”. E lo tranquillizza: “Il tutto è finalizzato a tutelarti al massimo”.

L’8 maggio è Palamara a dire a Mescolini: “Domani si dovrebbe sbloccare tutto”. E l’11 lo rassicura ancora, mentre il pm antimafia fa sapere di essere “affossato per la requisitoria”. Il 19 Palamara lo rincuora: “Grande Marco, spero veramente sia l’ultima settimana di sofferenza”. Il 24 Mescolini sfoggia l’accento romanesco: “Ma come stiamo andando? Scusami ma sono confuso… dimme na parola”. E il membro del Csm, come un mantra: “Tutto bene. Tutto sotto controllo”.

Ma in Mescolini si insinua un dubbio l’8 giugno e lo sottopone a Palamara, con gergo calcistico: “Carissimo, controlla che Forteleoni non tenga fermo tutto. Scusa l’invadenza, ma la zona Cesarini è sempre più temibile”. Si teme Luca Forteleoni, di Magistratura indipendente, relatore di minoranza e sostenitore di D’Avino, che lui giudicherà “di gran lunga prevalente” su Mescolini per esperienza e ruoli già coperti. Palamara replica: “Marco, mercoledì penso di riuscire a portarlo in plenum”. E Mescolini ribatte: “Speriamo, grazie. È gia andato al Ministero”.

Il 19 giugno Mescolini sembra invocare che anche la politica che dia il la, fino al massimo livello. “Hai news?”, chiede. E Palamara risponde: “È al concerto del ministro” (non si capisce chi sia il soggetto di cui si parla, ndr). Il pm della Dda ringrazia a tema: “Ora speriamo che tutto suoni a dovere… dal ministro in poi!!!”.

Il 26 giugno Palamara annuncia che è arrivato il momento fatidico: “Plenum del 4”. Il giorno prima della ratifica, l’ansia sale. Mescolini chiede altre rassicurazioni e Palamara lo tranquillizza: “Vedrai che andrà tutto bene”. E Mescolini lo incorona a caratteri cubitali: “Ti vengo a trovare e ti porto la maglietta PAL RE DE ROMA”. E aggiunge: “Parla tu con Galoppi o Forteleoni. Non cambia nulla se si sposta uno al mattino. Scusa l’invadenza (le magliette raddoppiano: una estiva e una invernale)”.

Alle 11.51 del 4 luglio Palamara dà la lieta notizia a Mescolini: “Ci siamo! Hai vinto!”. E il nuovo procuratore di Reggio gli risponde così: “Grazie Luca. Ti sono debitore di mille indecisioni mie e timori. Grazie per la vicinanza e l’affetto. Un abbraccio”. Vorrebbero festeggiare, ma poi in settembre Palamara scriverà: “Grandissimo Marco, purtroppo non sono riuscito a farcela ma ti sono vicino. Spero di vederti presto e sempre forza Marco e forza Roma”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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