Sanità, le liste d’attesa in Campania e l’odissea di un 75 enne caduto da una scala

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Cadere da una scala a 75 anni, maciullarsi una spalla (ma poteva andare peggio) e dopo un pronto soccorso all’ospedale più vicino, quello di Nola, girovagare per tredici giorni in vari ospedali alla disperata, quanto vana, ricerca di un posto letto e dello specialista giusto per l’intervento risolutivo.

Un’operazione impossibile da praticare in tempi brevi in una struttura pubblica: perché non c’è posto, le liste di attesa sono irricevibili e la migliore sistemazione proposta è un ricovero in barella per settimane. Da Nola al Vecchio Pellegrini, è trafila tra gli ospedali campani. Al Cardarelli, al Cto e al Policlinico (gli unici in grado di trattare quella frattura), rispondono picche. Tutto esaurito, corsie al completo. La prospettiva è un’attesa di almeno quindici giorni necessari per effettuare i quindici-sedici interventi che precedono il paziente nel gradiente delle urgenze. Prendere o lasciare. La decisione della famiglia è di rintracciare lo specialista che dirige l’unità di Ortopedia. Quello che tutti hanno consigliato. La visita avviene in una clinica privata. Qui viene anche consigliata e praticata la Tac 3D. È una brutta frattura. E questo lo si sapeva già. La novità è la necessità di una protesi. Ma nessuna via preferenziale per l’agognato ricovero. I malati sono tutti uguali. Si torna dunque al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini. La situazione non cambia. Non c’è posto. Nemmeno i carabinieri, ovviamente, possono fare il miracolo. Un nipote del malcapitato paziente che vive a Roma e che conosce il Cto di Torino, prenota allora il ricovero, e anche i biglietti del viaggio per lo zio. Dopo tredici giorni con la spalla bloccata e un dolore da piangere arriva la fine del tunnel. E poi dici la migrazione sanitaria. Infine la decisione di partire alla volta di Torino, dove grazie all’appoggio di un parente l’intervento sarà effettuato in settimana.

L’odissea di M.E., pensionato di Busciano, ripropone drammaticamente in Campania il caso delle liste d’attesa e della scarsa disponibilità di personale per provvedere a urgenze del genere, in barba a tutte le prescrizioni in materia. Proprio prendendo spunto da questo caso paradossale, allora, il «Mattino» ha ascoltato il parere dei manager sanitari: «Serve più personale nei centri d’eccellenza – dicono – per evitare la migrazione forzata di pazienti al Nord».

Il Mattino

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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