I mal di pancia in casa 5 Stelle: “Abbiamo ceduto tutto al Pd”

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Nei Cinque Stelle si moltiplicano i mal di pancia, tanto che alcuni “dissidenti” si vedranno a Bologna per discutere del nuovo governo e capire come fare a “non morire piddini”.

La grande piovra dem (così disegnavano il Pd i pentastellati) ha stretto i suoi tentacoli attorno al collo del Movimento e chi non ci sta a soffocare inizia a mostrare irritazione. Quelli citati sono solo alcuni degli esponenti grillini cui fumano le orecchie per l’accordo trovato al governo. Non tanto, o non solo, perché “col partito di Bibbiano mai”. Ma anche perché alla conta dei ministeri a molti pare che a guadagnarci sia stato solo Zingaretti (e Renzi).

Paragone continua a ripetere la sua contrarietà al patto, ma è ancora più scandalizzato dal fatto che all’Economia sia arrivato Roberto Gualtieri, “uno dei custodi della liturgia europeista”. I grillini non lo espelleranno qualora non votasse la fidicia a Conte (come promesso), ma c’è chi, come Elena Fattori, già lo spinge verso la porta perché “lo considero un leghista“. Sintomo che l’aria nel M5S è cambiata e che ora il vento soffia da sinistra. Non è un caso se nei giorni scorsi Andrea Crippa, vicesegretario della Lega, diceva che un nutrito gruppo di senatori grillini è pronto a disertare e passare armi e bagagli col Carroccio. Forse non saranno nove, forse non accadrà nei prossimi giorni. Ma il malcontento serpeggia. E prima o poi verrà a galla.

Basta leggere le parole dell’eurodeputato Piernicola Pedicini: “Siamo costretti ad assistere inermi alla consegna dell’Italia al Pd in Europa, alla consegna dell’Italia ai signori dell’austerità, ai signori dei meccanismi europei che hanno strangolato le nostre attività produttive, le nostre piccole e medie imprese, e il Sud“. Ignazio Corrao è più o meno della stessa idea, convinto che questo sia un governo con l’unico scopo “di far scomparire l’identità” grillina.

Per spiegare perché il Conte Bis è un governo più del Pd che del Movimento di Grillo, Corrao ha vergato un lungo post che sta facendo il giro degli scontenti. I conti son presto fatti, a partire dalla nomina di Paolo Gentiloni. L’ex premier sarà Commissario in Ue, forse agli Affari Economici che furono di Moscovici. Conte ci ha messo del suo per ottenere quella casella, ma poi l’ha consegnata ai dem (che festeggiano). “Se questo governo dovesse cadere dopodomani lui rimarrà in carica per i prossimi lunghi 5 anni e avrà sempre un peso negoziale fondamentale per l’Italia“, fa notare Corrao. Non solo. A Bruxelles l’erede dei conti Severi Gentiloni troverà nientepopodimenoché David Sassoli, presidente dell’europarlamento, finito lì grazie (soprattutto) al via libera dei grillini. E le caselle sono già due. Se a questo poi si aggiunge il fatto che il ministro con la delega agli affari europei è Vincenzo Amendola, pure lui del Pd, è facile capire come i dem gestiranno in famiglia tutte le pratiche europee. Soprattutto quelle economiche. Già, perché il ministro del Tesoro è appunto Gualtieri, “anche lui esponente del Pd di lungo corso e presidente uscente della commissione economica del parlamento europeo, sempre ben vicino alle peggiori politiche di austerità dettate dalla Commissione Europea, dalla BCE e dal Fondo Monetario Internazionale“. Con lui, spiega Corrao, “si completa la casella Bruxelles che garantisce che da nessun ministero si muoverà un euro se non adeguatamente concertato con le istituzioni europee“. Tradotto: “Il Pd ha praticamente lottizzato tutto ciò che ha rilevanza europea“. Un colpo grosso.

La resa grillina in realtà è arrivata su tutta la linea. Alla fine della trattativa, il conto dei ministri con portafoglio (cioè quelli che pesano) è pari. Ma i dem si sono pappati tutti quelli che riguardano il Sud (terra di voti per il M5S): la De Micheli gestirà le Infrastrutture (e via con la Tav), “così come vanno al Pd il ministero per il Sud, Sanità, Affari regionali, Agricoltura e Pesca“. Una debacle grillina.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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