Da Ocasio Cortez a Giuseppe Conte: la sinistra ripudia il woke. Schlein beffata e anticipata anche su questo tema

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“La cultura woke può costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista? Ne dubito”. È la domanda che si pone sulle pagine di Repubblica il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. L’ex premier si intesta di diventare l’Alexandria Ocasio-Cortez italiano, cioè la deputata che proprio nei giorni scorsi ha aperto un grande dibattito negli Stati Uniti, forse in vista di una sua candidatura alle prossime presidenziali, dichiarando che “il primo woke è stata una follia”.

Ebbene Conte decide di dire la sua. Chiarezza. “La cultura woke è diventata una sorta di religione morale autoreferenziale e per una forza progressista sarebbe un grave errore di strategia politica confidare su di essa per costruire una efficace azione politica”, scrive. E aggiunge: “Una forza progressista deve necessariamente intervenire sulle radici materiali delle diseguaglianze, assumendo quale prioritario obiettivo la riduzione (se non l’eliminazione) degli squilibri economici e delle iniquità sociali che hanno assunto un rilievo strutturale“. Quello che deve fare la sinistra, secondo il leader a 5 stelle, è concentrarsi sulle battaglie sociali. Si aggira lo spettro di Marx: “Bisogna offrire risposte specifiche alle diffuse inquietudini di sottopagati, operai, piccoli imprenditori, classi medie che vivono un orizzonte di vita senza più certezze”.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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