L’OPINIONE: “NAPOLI CAPITALE DELLA CULTURA, E MARANO NON E’ DA MENO”

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 Come Napoli anche Marano per la sua collocazione, semi collinare ed a ridosso della Citta’ di Napoli, vanta sua tradizione millenaria che comincia dall’epoca dei Volsci con la presenza della stazione di transito, dopo poi è stata costruita  la chiesetta dell’Eramo di Pietraspaccata, sull’antica via che andava da Napoli a Cuma, all’epoca dei Romani in cui Marano era un territorio di snodo tra Napoli, la via Appia e Pozzuoli. Ne’ e’ la testimonianza la tomba romana del Giaurro. Inoltre Marano è sempre’ stato anche un  luogo con uno stretto rapporto con la religione come si evince dalla presenza di vàrie Chiese, Monasteri e Conventi costruiti sul territorio  dai vari Ordini religiosi: i Gesuiti, gli Agostiniani, i Benedettini, i Francescani, dei Padri Bianchi (Missionari d’Africa) ed a pochi  centinaia di metri dalla frazione di Torre Caracciolo, i Camaldolesi. Con il Decreto n. 448 dell’8 agosto 1809, sotto il dominio francese, da Giacchino Murat, avvenne la soppressione di tutti gli Ordini per cui qualcuno e’ ridotto a masseria abbandonata, come quello di Faragnano, di sotto e di sopra;  un altro trasformato a cimitero come quello di Vallesana; quello dei Padri Bianchi di piazza Pergola trasformato a civile abitazione mentre l’unico esistente e’ quello dei Francescani. Il Convento delle Suore Maria Ausiliatrice, dismesso, la struttura e’ stata trasferita al Comune a differenza del Convento delle Suore Discepole di Gesu’  Eucaristico ancora funzionante. Marano puo’ vantare inoltre, anche Vescovi e Monsignori descritti dallo storico Peppe Barleri, a partire dal Don Luigi De Magistris, dell’inizio del ‘800 per proseguire con il Vescovo Domenico Mallardo e Raffaello Delle Nocche, Vescovo di Tricarico per finire con Monsignore Giovanni Orlando. Possiamo affermare con orgoglio che Marano e’ stata un luogo di culto poi con l’Unita’ d’Italia e’ diventata anche Citta’ di Giustizia.                                                                                                                                  

Per comprendere meglio lo stato dei luoghi di cosa era Marano, cos’e’ e cosa potrebbe diventare bisogna partire dall’inizio del secolo scorso: era luogo salubre e di villeggiatura per le sue caratteristiche morfologiche e per la sua quiete: un centro commerciale per i prodotti della terra e dell’artigianato: un luogo di legge con la Pretura ed il Carcere: il Comune di Quarto era una sua frazione, facilmente raggiungibile da Napoli, da due punti nevralgici, da piazza Dante con il Tram 61 e piazza Carlo III con la ferrovia Alifana che permetteva di raggiungere l’agro aversano fino a Piedimonte Matese. Con la caduta del laurismo, ed il blocco edilizio della citta’ di Napoli, Marano e’ stata la prima citta’ attaccata da una invasione edilizia selvaggia proseguita poi per gli altri comuni a valle della cintura da diventare tutt’uno sotto un profilo abitativo. Purtuttavia, Marano puo’ vantare ancora un polmone collinare, in parte deturpato, ma comunque da salvaguardare. Per cambiare il volto della citta’, Marano ha bisogno, tra l’altro, di tre grandi opere strutturali: una circumvallazione a scorrimento veloce, a monte, che congiunga la Toscanella, zona ospedaliera con Quarto e proseguire verso la superstrada svincolo Monteruscello; una o piu’  linee su rotaie,  Tram Veloce di ultima generazione e Metropolitana del Mare  e una valorizzazione del Centro Storico con interventi mirati che non vadano a stravolgere l’esistente; le poche aree disponibile  da destinare a parcheggi e verde attrezzato.  Per attuare questi propositi bisognerebbe in primis attuare un piano per neutralizzare il fenomeno malavitoso che non e’ solo locale ma investe l’intero comprensorio, poi che la macchina comunale e’ inadeguata ed in alcuni settori nevralgici compromessa ed inquinata, considerato altresi’, che i cinque scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni camorristiche con la successiva instaurazione dei Commissari Prefettizi  hanno sortito pochi effetti, al punto tale che sarebbe consigliabile invocare una Legge Speciale per risolvere questi annosi problemi . Purtroppo infatti, essere il modo ottimale e più celere a realizzare un vero cambiamento. Coinvolgendo quando piu’ possibile la gente comune,  partendo dai problemi vivi, i quali chiedono risposte immediate, se non risolti, aumenta la sfiducia verso le Istituzioni. La solidarieta’ del buon vicinato, quando i problemi sono comuni, ci deve spingere “ a volare alto”, a praticare una politica del fare, per non cadere in un localismo becero. Da anni e non sono il solo, vado enunciando che bisogna aprire una Finestra sul Mediterraneo e quale occasione migliore  e’ destinare Bagnoli risanata, a  Citta’ della Cultura e  del Commercio  con sedi diplomatiche permanenti dei Paesi bagnati dal mar mediterraneo, dei Paesi emergenti e dei Paesi in va di sviluppo? Dove il comprensorio flegreo giuglianese, per la sua vicinanza e la disponibilita’ dei terreni potrebbe assolvere un ruolo dominante per l’indotto che ne potrebbe scaturire. Calandosi nella realta’ locale e territoriale, che investe lo sviuppo del territorio, quale occasione migliore e’ iniziare un confrondo serrato ed individuare sui da farsi, per  rendersi protagonisti del processo. Trattasi dello sviluppo del territorio e piu’ in generale del Mezzogiorno e dell’intero Paese.  Convinto che con la  Globalizzazione, la Finanza ha preso il sopravvento sulla Produzione, il Riformismo e’ la forma piu’ avanzata di lotta per combattere le disuguaglianze e per un’equa distribuzione della ricchezza.

Franco De Magistris

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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