PUNTI DI VISTA. DE MAGISTRIS: “DIFENDERE LO STATO DI DIRITTO”

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Le ultime Elezioni Amministrative hanno sancito una netta supremazia del campo largo di centro-sinistra  sull’alleanza  di centro-destra, ma nonostante ciò, sono comunque sembrati evidenti, i limiti scaturiti da divisioni che hanno poco di politica e molto di personalismo, quasi sempre, per la mancanza di una progettualità non discussa e concordata a priori, dove spesso prevale l’interesse di parte, di fazione a quello collettivo, cosa che imporrebbe un analisi non rimandabile. La carenza di ideologie e quindi dei partiti che ad esse si ispirano e’ stata sostituita da un populismo che potrebbe  sfociare  in un sovranismo privo di regole che lo Stato di Diritto sancisce. In contrasto con i principi democratici sanciti dalla Costituzione in cui sia i Principi Fondamentali Costituzionali che le Leggi Ordinarie, con formule diverse, possono essere modificate e renderle migliorative alle esigenze del momento, maggiormente se alla sua stesura contribuissero la totalità  delle forze in campo. E’ infatti  possibile apportare un miglioramento democratico, in alcuni casi, con la correzione di legge o con leggi ad hoc che permettono una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese  A mio avviso, qualcosa si inizia a muovere.

Per esempio, a Milano, capitale economica del Paese, le forze in campo del momento  si stanno ponendo la domanda su quale sia la formula migliore per amministrare la Città, nella vasta area Metropolitana dove le contraddizioni della Società contemporanea, si manifestano nella forma più eclatante. Ci si chiede se ci sia la necessità di un “Centro Pilota” che diventi forza trainante della futura Amministrazione della Città, pura espressione riformista.  A Napoli, Capitale del Mezzogiorno,  la domanda si triplica,  alle medesime problematiche in cui versa  Milano bisogna aggiungere i problemi autoctoni, primi tra questi, il bisogno di colmare il divario tra Nord e Sud del Paese o quello di  portare alla massima efficienza la  macchina comunale,  inadeguata ed in diversi casi anche inquinata dal malaffare.

A questo proposito bisognerebbe migliorare  la Legge che prevede lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche e non limitarla ad un periodo di commissariamento di 18 mesi lasciando irrisolte  tutte le problematiche esistenti, come quella più delicata come  “ il  generico rapporto parentale esistente tra l’Eletto ed il Malaffare”. Infatti in uno Stato di Diritto che dobbiamo sempre salvaguardare , i suggerimenti che vengono indicati dagli Organi preposti non possono essere disconosciuti come eventuali discrepanze venutasi a creare per incuria o limiti pregressi devono essere denunciate e non insabbiare agli Organi Superiori. Quindi la priorità  e’ l’efficienza della macchina comunale. A Napoli, capitale “dei ritardi” per una politica subalterna praticata negli anni,  il divario tra Nord e Sud del Paese si è  accentuato, per cui  un possibile allineamento è doveroso e prioritario. Bisogna quindi puntare su un “Centro Riformatore” dove le attuali forze in campo in primis il Movimento 5 Stelle e le forze che si richiamano al Riformismo siano trainanti e portavoce per una inversione di  tentenza. Questa potrebbe essere un’idea innovativa da non sottovalutare. Nella realtà  meridionale, in particolare nell’area metropolitana di Napoli invocare maggiore Stato non significa che il Governo provveda a sporadici interventi come quello di Caivano ma programmare e realizzare interventi pubblici mirati ad una crescita socio-economico e occupazionale del territorio con  la  conseguente liberalizzazione di una fetta di popolazione,  non secondaria,  che, allo stato, trova la propria sussistenza in quella zona d’ombra, tra il lecito e l’illecito. Significa altresì, che le risultanze scaturite da inchieste od indagine volute dagli Organi Superiori, qualsiasi decisione presa dal Governo non possono rimanere nel vago, non possono  dare adito a trattative,  se ritardate, prima che vengano emanate. Al Sud, tutto e’ più complesso, necessita di una spinta innovativa e dovrebbero contribuire tutte le forze, per primo, la Società  Civile.

Puntare su un “Centro Riformatore” dove le attuali forze in campo, in primis, il Movimento 5 Stelle e le forze che si ispirano al Riformismo siano trainanti e portavoce per una inversione di tendenza. Non  potrebbe essere un’idea innovativa da non sottovalutare. Bisogna ricostruire una classe dirigente politica locale,  puntare sul  meglio che possa esprimere la Società Civile, la quale all’unisono e condivisibile possa apportare un cambiamento reale alle Comunità per cui operano. La selezione un tempo scaturiva dai dibattiti  dei Partiti. Oggi bisogna partire dai problemi della gente,  in una progettualità che parte dai Territori e si integra nell’area Metropolitana e si completa nell’intero Mezzogiorno. Facilitare il percorso significa nell’immediato promuovere una nuova Legge sugli Enti intermedi a partire dagli Enti Locali per finire alle Macroregioni ed una Legge elettorale che prevede anche le preferenze nelle elezioni del Parlamento nazionale, evitare i nominati che quasi sempre non conoscono neanche i problemi del territorio in cui sono stato eletti; avvicinare possibilmente i cittadini alla Politica.

Calandoci nella realtà territoriale, con la nomina delle Commissioni d’Accesso nei Comuni di Giugliano e di Marano mi ero prefisso non esprimere nessun commento fino alla cessazione per non intralciare  l’operato dei Commissari,  oggi, con il risultato delle elezioni a Giugliano, positive per il Centrosinistra e negative per il Centrodestra che ha dovuto registrare una schiacciante sconfitta in controtendenza alle previsioni del duo Schiano Silvestri che hanno evitato che si arrivasse alle conclusioni delle risultanze del lavoro della Commissione d’Accesso che avrebbero potuto evitare le elezioni. Non è il caso di entrare nel merito se sia stato più utile la scelta delle dimissioni per indire nuove elezioni oppure attendere il responso delle Autorità Superiori. Conoscendo personalmente il dott. Nicola Pirozzi, Sindaco uscente e manifestando tutta la mia stima sia sotto un profilo culturale che nell’espletare il ruolo di massima espressione della Giunta uscente, al verificarsi di un calo del 45% dei partecipanti  al voto, gran lungo al di sotto della percentuale che lo aveva eletto Sindaco della città, i risultati positivi raggiunti nella sua gestione non potrebbero essere offuscati per le motivazioni addotte e per i limiti di una vecchia politica che bisogna cambiare? 

Alla luce dei risultati con uno astensionismo mai verificato in precedenza; un’alleanza priva del  Movimento 5 Stelle e di quella fetta di elettori che si ispirano al cattolicesimo progressista ed al socialismo democratico che tanto hanno contribuito alla crescita  democratica del territorio, come minimo, significa che il Campo Largo è saltato. Transfughi da sinistra a destra e da destra a sinistra, quest’ultimo avendo contribuito in modo schiacciante alla vittoria nonché, se non sussiste nessuno disegno sovranista ma trattasi di calcoli personali del Ministro dell’Interno, Prefetto Matteo Piantedosi con la speranza di trarre vantaggi ad una sua possibile candidatura a Governatore della Campania in quota del centrodestra, il QUADRO si presenta più che deprimente per cui un cambio di direzione e’ d’obbligo ed una ventata innovativa e’ necessaria che potrebbe concretizzarsi nelle prossime elezioni regionali, con la nomina di un nuovo Governatore, con una forte personalità aggregante, capace di esprimere il diverso, coniugare gli interessi del Mezzogiorno in un contesto di crescita complessiva del Paese.

Franco De Magistris

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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