L’Italia si trova di fronte a due grandi sfide che potrebbero però trovare un
punto di convergenza. Lo Stato dovrà provvedere al risanamento ambientale
di molte ex aree industriali e attraverso i Piani di Rigenerazione Urbana
previsti in quelle zone, una volta bonificate, oltre ad abitazioni ad uso civile e
ricreativo potrebbero essere create strutture per la ricerca medica e
farmaceutica che ci permetterebbe di bloccare la cosiddetta “fuga dei cervelli”.
Ogni anno registriamo una drammatica emorragia di brillanti intelligenze e di
preziose competenze che, una volta formatesi nelle nostre Università, vanno
a rimpinguare gli altri Paesi. Dal 2013 al 2021 i laureati in uscita dal nostro
Paese sono aumentati quasi del 42% e realizzano altrove i loro progetti di
ricerca.
Un’area dove potrebbe realizzarsi questo splendido groviglio armonioso,
bonifica di un ex sito industriale e incentivazione alla ricerca medica e
farmaceutica, potrebbe essere il Sito di Interesse Nazione di Napoli Bagnoli –
Coroglio (area ex ILVA), area di circa 220 ettari che ha ospitato nel corso
degli anni diversi stabilimenti industriali: ILVA (1910), Eternit (1936) e
Cementir (1954). La bonifica è ormai quasi completata, mancano pochi anni.
Una volta attuato il Programma di Risanamento Ambientale e Rigenerazione
Urbana si stimano circa 13.2 milioni di visitatori all’anno. Gli spazi verdi
avranno un’estensione di 130 ettari. Il porto turistico avrà un’estensione di 20
ettari con 900 posti barca e saranno costruiti: 2 hotel 4 stelle con 700 camere
ognuno, 1 student hotel con 800 camere, 500 appartamenti; 200
uffici/laboratori per la ricerca ambientale e la biologia marina con 2000
addetti, 50 negozi fino a 150 mq, 10 negozi fino a 1500 mq, 25 esercizi di
ristorazione fino a 400 mq e 1 centro commerciale da 40mila mq dove oggi si
trova l’acciaieria.
Come detto, il PRARU prevede un centro commerciale da 40mila mq dove
oggi si trovano i resti della vecchia acciaieria. Considerando la “fuga” di
ricercatori, specialmente nel campo medico e farmaceutico, mi chiedo se al
posto del centro commerciale (sicuramente attrattore di clienti e quindi in
grado di generare economia) non sia più opportuno costruire un grande
stabilimento per la ricerca medica e farmaceutica. Ad esempio, dalla metà
degli anni ‘80, quando fu scoperto l’HIV e si dimostrò il nesso causale con
l’AIDS, la ricerca per sviluppare un vaccino non si è mai arrestata. Ma
nonostante l’impegno della comunità scientifica e una quantità ingente di
ininterrotti finanziamenti ad oggi non siamo ancora riusciti ad ottenerlo. Il
motivo di questo fallimento è semplice: il virus HIV e la proteina Gp120 sono
molte mutevoli, quindi stimolare la produzione di anticorpi che blocchino
questa proteina è molto difficile a causa della sua grande variabilità e
mutabilità. Proprio dalla mente dei giovani e brillanti ricercatori napoletani
potrebbe venir fuori il vaccino per l’AIDS. Ma nello stabilimento potrebbero
trovare posto anche la ricerca per i nuovi Farmaci Biotecnologici, per la cura
di malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) come la malattia di Crohn e
la colite ulcerosa, che stanno diventando sempre più diffuse. Ma anche un
centro congressi dove sarà possibile svolgere attività di formazione e
informazione per i giovani: è preoccupante constatare che quasi il 50% dei
giovani (e ahimè anche molti adulti) non sappiano cosa sia il Papilloma Virus
(e l’esistenza di un vaccino).
Insomma, quella vecchia acciaieria potrebbe diventare un grande hub di
ricerca medica e farmaceutica in grado di attrarre investimenti pubblici e
privati, riuscendo a trattenere in Italia i nostri giovani talenti. Il centro
commerciale può aspettare… la ricerca no!
Prof. Adriano Pistilli
già docente a contratto di Ingegneria Sanitaria Ambientale


























